domenica 23 marzo 2008

Sulle elezioni politiche

Questo blog come sapete è dedicato a Melzo, ma non posso certo ignorare l’avvenimento politico più importante. Non so dirvi, naturalmente, niente di particolarmente originale, ma credo sia corretto fare la mia dichiarazione di voto.
Anche questa volta una legge elettorale scellerata, pensata e votata non per consentire alle istituzioni di funzionare, ma per impedire a chi vince di governare, non permetterà agli elettori di scegliere tra i candidati con un voto di preferenza, costringendoli ad esprimere solo un voto di lista e su liste bloccate, decise dai vertici nazionali dei partiti con poco o nessun interesse sia per le specificità di ogni collegio, sia per la ricerca delle donne e degli uomini che meglio di altri potrebbero rappresentarne attese e bisogni.
La brevità del tempo a disposizione, inoltre, ha consentito tranquillamente ai leader nazionali di rispondere a chi domandava di scegliere i candidati con elezioni primarie, che, appunto, non c’era tempo.
Anche queste elezioni perciò sembrano fatte apposta per fornire argomenti a quanti, come il sottoscritto, sostengono che la nostra democrazia rappresentativa soffre di molti problemi di rappresentanza.
La novità delle politiche 2008 consiste in una forte semplificazione dei due opposti schieramenti, tutti e due alle prese con separazioni più o meno consensuali da ex-alleati.
A destra c’è una lista unica Berlusconi – Fini, famosa coppia collaudata da una quindicina d’anni, il primo sempre al comando, il secondo sempre in seconda fila e in attesa del suo ritiro, dopo avere pubblicamente garantito, con toni che sembravano solenni, che non l’avrebbe più fatto. Accanto a loro, come sempre, la Lega Nord, e in aggiunta, in Sicilia, una specie di lega insulare. Le scissioni e gli abbandoni, nella destra, sono stati due: ed ecco da un lato il centro di Casini e Pezzotta, e dalla parte opposta la Destra dei “puri”. Berlusconi e Fini, sicuri di vincere e ansiosi di ritornare al governo, hanno impedito la riforma della legge elettorale: se voteremo ancora in questo scandaloso modo, lo dobbiamo a loro. Assistiti dall’ex-ministro Tremonti, ci propongono un programma denso di grandi opere (tra le quali non manca il ponte sullo stretto) che costa circa 70 miliardi, senza dire come li troveranno. La loro campagna elettorale è tutta centrata su una “disastrata” Italia da “rialzare”, dimenticando d’aver governato per cinque anni a colpi di condoni con “disastrosi” esiti nel bilancio pubblico, origine di un disavanzo raddoppiato e perciò causa principale di tutte le criticatissime tasse di Prodi.
Al centro c’è una lista Casini – Pezzotta che si propone di rappresentare il moderatismo cattolico. Casini ha votato per cinque anni ogni legge di Berlusconi, e adesso rivolge a quelle stesse leggi una quantità di critiche molto tardive; si propone come alternativa ad un centro-destra che secondo lui scivola troppo a destra, ma ha trattato fino all’ultimo minuto per farne parte; dichiara di essere l’unico a proporre i “temi eticamente sensibili” e che “la politica senza valori è solo plastica facciale”, alludendo forse a un suo ex-alleato, ma si appoggia, in Sicilia, ai voti di un ex-governatore condannato a cinque anni per collusione con la mafia. “Le candidature non le decidono i giudici” ha tuonato Casini, però almeno la morale cattolica e i temi eticamente sensibili dovrebbero averci qualcosa a che fare.
L’ex centro-sinistra si è scomposto nel PD (che nasce dall’unione della tradizione comunista con quella popolare-cristiana) con alla testa Veltroni e nel cartello della sinistra Arcobaleno capeggiato da Bertinotti, più Di Pietro che corre apparentato al PD e ne sostiene il programma, più i socialisti che corrono da soli e non otterranno il quorum. Delle altre pittoresche sigle di estrema sinistra non occorre dar conto, e così di Pannella, che ha firmato un accordo col PD e il giorno dopo ha iniziato uno sciopero, non so se della fame o della sete, contro il PD.
La sinistra Arcobaleno difende testardamente, ormai da sola, una serie di parole d’ordine proprie della tradizione della sinistra storica italiana e cerca, insieme, di unificare le varie ragioni della protesta e le istanze dei nuovi movimenti. Paga il prezzo, tipico di ogni cartello elettorale, di forti contraddizioni al suo interno. Sostiene tesi che talvolta sono coraggiose, talvolta irritanti. Propone tra i suoi candidati vecchi militanti operai, intellettuali stimabili, l’onorevole Caruso e l’onorevole Pecoraro Scanio.
Ho amici che, poco convinti, li voteranno, perché pensano che occorra una sorta di diga di resistenza verso quella che chiamano "deriva di destra", e conosco persone che li voteranno perché, dicono, “il PD non è più un partito della sinistra”. Né gli uni né gli altri sono riusciti a convincermi di avere ragione.
Il PD si è separato "consensualmente" dagli ex alleati dell'estrema sinistra perchè Veltroni si è reso conto che la scelta di presentarsi agli elettori con le stesse alleanze avrebbe condotto il suo partito a un disastro senza rimedio.
Il suo programma non ha molto di entusiasmante o di particolarmente innovativo, ma promette di proseguire la lotta contro l’evasione, misure di sostegno al potere d’acquisto dei salari, sgravi fiscali per i redditi medio-bassi, l’approvazione di una legge contro il monopolio dell’informazione e di norme per sfoltire la giungla delle ventimila leggi e dei regolamenti che oggi soffocano, letteralmente, la vita dei cittadini; ci promette un Paese con “più legalità e meno furbizia; più ricerca ed innovazione e minori divisioni ideologiche; più fiducia nel futuro e in se stessi, meno paura del nuovo; più potere di decisione alla democrazia e meno poteri di veto” – ci propone, infine, di “assumere la buona politica come architrave, sia per il suo costante riferimento all'interesse generale, sia nel senso di capacità di decidere e rappresentare”. Sarei molto contento, anzi quasi incredulo, se il PD riuscisse a fare ed a diventare la metà di ciò che il suo leader promette. Per ora vedo che la forza dei tradizionali centri di potere, al suo interno,non è affatto diminuita.

Con poco entusiasmo e poca convinzione, voterò Veltroni.
Accettando i consigli sulla necessità del voto utile, pensando a un’Italia con un futuro almeno decente ed antifascista, ma senza riuscire a dimenticarmi di una vecchia frase di Montanelli, voterò Veltroni. Perché non mi sembrano esistere, oggi, realistiche alternative possibili.
Spero che Veltroni possa vincere affinché ci siano risparmiati altri cinque anni di governo della celebrata coppia sopra ricordata. C'è davvero qualcuno che si ricorda il quinquennio della Cdl come di una fase positiva, di crescita e innovazione? Da parte mia non ricordo un solo provvedimento riformista, che abbia inciso sulla vita reale dei cittadini. Ricordo le leggi ad personam, i sette condoni in cinque anni, lo scalone previdenziale. Ricordo bene, e lo rammento a chi avesse poca memoria, che la denuncia delle troppe famiglie che non arrivano alla quarta settimana, oggi agitata da Berlusconi e Fini e ripetuta ogni giorno dai giornali e dalle televisioni del primo, è iniziata proprio col loro governo ed è stata la ragione fondamentale della sua caduta.
Come cittadino europeo del 2008, credo, infine, che la sciagura di vedere ancora uno come Calderoli nominato ministro della Repubblica debba esserci risparmiata.
So che anche la sera del 14 aprile, dopo queste elezioni, continuerò a pensare che la nostra democrazia rappresentativa soffra di molti problemi di rappresentanza.

venerdì 7 marzo 2008

Verso le elezioni amministrative - 3

Dopo le considerazioni espresse l’ultima volta, devo riferire subito quale seguito “ufficiale” abbia avuto il tentato (e fallito) colpo di mano nel PD locale che ho chiamato “l’assalto alla diligenza”.
Qualche giorno fa è stata resa nota la decisione degli organismi di controllo del PD circa i gravi e un po’ comici “fatti di Melzo” e questa decisione è suonata (pensavate il contrario?) come una sostanziale assoluzione.
La commissione “disapprova l’azione di pilotaggio propagandistico verificatasi, non conforme allo spirito del nostro nuovo partito”ma non ritiene di prendere alcun provvedimento verso i responsabili, perciò rende ufficiali e definitivi i risultati del voto, rivolgendo un appello “a riprendere l’attività politica partecipando compatti alla campagna elettorale”.
Tutto qui? Non è poco, in fondo, se ci pensate.
In un colpo solo, infatti, nello spazio di un paio di frasi, la commissione del PD fornisce una risposta netta e felicemente concisa alle molte domande che io, del tutto sprovvisto del dono della sintesi, avevo impiegato qualche pagina a formulare. Di più. Ci dà una lezione esemplare, suggerendoci come interpretare tutti gli affascinanti inviti al rinnovamento che risuonano nei discorsi del suo segretario politico.

Veltroni (nel discorso di Fiuggi) dice: “La politica è impastata di tre ingredienti. C’è la lotta per il potere, per l’affermazione di sé o della propria parte contro le altre. Una lotta che usa la forza come l’astuzia, lo scontro in campo aperto come l’intrigo. Forse è impossibile che la politica si liberi del tutto di questa dimensione. Ma guai se la politica si riduce solo a lotta per la conquista e la conservazione del potere. Guai se dimentica che il potere è un mezzo e non un fine. Così la politica finisce per perdere il suo senso, il suo scopo. Per diventare, talvolta, prepotente e corrotta. E finisce per annullare … la parte bella della politica, la politica come impegno concreto per risolvere i problemi quotidiani delle persone” .
La commissione dice: le persone che hanno svolto un’azione “non conforme allo spirito del nostro nuovo partito” non devono essere allontanate, né tantomeno rimosse dalle cariche elettive conquistate in modo tanto deprecabile, anzi il risultato di quel voto è pienamente legittimo. Da domani, quindi, i cinque candidati “last minute” risultati eletti a Melzo siederanno con piena dignità nel consiglio cittadino e, all’esterno, rappresenteranno il partito come tutti gli altri.
Certe parole sono davvero pietre, e quelle delle sentenze pesano più di altre. Legittimare un risultato significa, in buona sostanza, tollerare e accettare i metodi usati per ottenerlo.
Da domani perciò, se capisco bene, chiunque nel nuovo partito si sentirà autorizzato a comportarsi come si è fatto a Melzo, perché potrà aspettarsi, nella peggiore delle ipotesi, di essere esortato a non farlo più, ma avrà la certezza di passarla liscia. La commissione capovolge e rinnega tutti i buoni propositi del suo segretario nazionale, perché finge di non sapere che la sua sentenza riconsegna piena legittimità proprio alla politica che lui condanna, quella che “finisce per perdere il suo senso, il suo scopo, per diventare, talvolta, prepotente e corrotta”.
Veltroni dice: “Non bisogna aver paura del nuovo. Il futuro è l'unico tempo in cui possiamo andare. Ma il nostro paese, i suoi meccanismi politici ed istituzionali, sembrano temere le cose nuove. Sembrano paralizzati dal demone del conservatorismo. Sembrano pensare che il mestiere di chi può decidere sia solo quello di rinviare; il mestiere di chi ha il potere sia solo quello di usarlo per bloccare sul nascere quella meraviglia che è il nuovo. Il nuovo che sorge dal talento, dalla scienza, dall’energia delle donne e degli uomini”.
La commissione dice: non solo non bisogna allontanare i colpevoli dal partito e dai suoi organi dirigenti, ma al contrario bisogna invitarli “a riprendere l’attività politica partecipando compatti alla campagna elettorale”. Il futuro sarà forse l’unico tempo in cui possiamo andare, ma è un tempo ancora sconosciuto, indeterminato, incerto, e qualcuno se vuole, prima di partire, può mettere nella valigia l’unico bagaglio che possiede, e pazienza se è un abito vecchio e un po’ fuori moda: l’importante è che non se ne accorga nessuno, come nella favola dei vestiti dell’imperatore, quando tutti vedevano che il re non aveva niente addosso ma facevano finta di nulla, fino a quando fu un bambino a gridare: non vedete che il re è nudo?
Non ci resta che attendere lo spettacolo della ritrovata unità del PD durante la campagna elettorale. A proposito, fino a questo momento non pare che il nuovo consiglio eletto intenda presentarsi ai cittadini melzesi, per rompere finalmente il suo assurdo silenzio, per spiegarci che cosa è accaduto e per esprimere un giudizio sui fatti, né tantomeno per illustrare la lettera e il significato del pronunciamento degli organi superiori. Neppure gli iscritti e votanti, mentre scrivo, sono stati degnati di una sola parola. Non c’è male come prova d’esordio: complimenti vivissimi. Nel frattempo sono partiti i cosiddetti “forum programmatici”: leggo che ce ne sarà uno in cui si cercherà di valutare il progetto Galbani, mentre alcuni dei “legittimi” componenti della minoranza quel giudizio lo hanno già dato da un pezzo, compilando e firmando un ricorso al Tar. Forse, col passare del tempo, ci toccherà abituarci allo strano karma di questo nuovo partito melzese, in cui alcuni non parlano perché riflettono, e gli altri non parlano perché pensano di non averne bisogno affatto.
Quanto a me, preferisco restare assolutamente aggrappato alla frase che ho ricordato l’altra volta: “La cura per i mali della democrazia è più democrazia”. Che cosa volete farci, forse il futuro non è l’unico tempo in cui anch’io potrò andare, visto che credo ancora ad affermazioni di questo genere. Di una cosa, almeno, mi sento sicuro: non farò mai parte di una commissione di controllo.
Intanto, in Consiglio Comunale, i 4 (quattro) consiglieri provenienti dai DS e dalla Margherita si sono divisi in 3 (tre) gruppi.
Una volta – ricordate? - D’Alema diceva che non riusciamo mai a diventare un Paese normale. Non avrà detto qualcosa di sinistra, ma credo che avesse perfettamente ragione.

Poscritto.
Me la vedo, la campagna elettorale unitaria. Per esempio, seduti al tavolo di un bar ci sono dei giovani che voteranno per la prima volta.
Si avvicina loro, col sorriso aperto che la circostanza richiede, un esponente del consiglio melzese del Partito Democratico, proprio uno di quelli che la commissione ha perdonato e “invitato all’impegno unitario”. Può essere che questo “democratico” non apra bocca e si limiti a consegnare ai ragazzi un manifestino, un pieghevole colorato. Ma riuscite ad immaginarlo mentre, preso dal sacro fuoco propagandistico, incomincia a ripetere le parole del suo segretario: “Guai se la politica si riduce solo a lotta per la conquista e la conservazione del potere…L’Italia non si deve rialzare. L’Italia è già in piedi. E’ la politica che si deve rialzare”…
Roba da prendere un giorno di ferie per andare, come diceva Jannacci, a vedere l’effetto che fa.
Basta, davvero. La prossima volta cercherò di parlare di cose più serie.