1.
"Il governo smetta di giocare ai soldatini - neanche fossimo in Angola - e risponda della grave situazione economica in cui versa il Paese".
"La verità è che il Paese i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l'attenzione con le immagini del Presidente spazzino, l'inutile gioco dei soldatini nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone".
"C'è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le buffonate che servono solo a riempire pagine di giornali".
”Il Prodotto interno lordo è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L'impresa cresce, l'Italia retrocede. Mentre c'è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001. L'industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c'è, ma per le famiglie è solo un miraggio".
"E' troppo chiedere di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?"
Non è un comizio dell’opposizione, non sono slogan di una manifestazione di protesta: sono frasi tratte dall’editoriale di “Famiglia Cristiana” dell'altra settimana. Sono frasi importanti, chiare, dirette. Alcuni ministri hanno risposto molto stizziti, e il settimanale cattolico ha replicato ricordando le impronte ai bambini rom, rivendicando il diritto di ognuno di giudicare liberamente il proprio governo e chiedendosi se "non sia vero il sospetto che in Italia stia rinascendo il fascismo sotto altre forme".
Ogni tanto mi sembra di arrabbiarmi troppo contro il governo, ma c’è sempre qualcuno molto più autorevole di me che si arrabbia ancora di più.
Il Vaticano ha subito precisato che Famiglia Cristiana "è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana. Le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della sua direzione''. Quello di Famiglia Cristiana é un giudizio meditato e autorevole, pronunciato da un gruppo qualificato di cattolici, sulla situazione del nostro Paese. Non è poco.
2.
Il sindaco di Roma, Alemanno, per “pensare al futuro della città” ha istituito una commissione presieduta da Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio e più volte ministro, che è del centrosinistra. Ci sono state polemiche, da parte di entrambi gli schieramenti. Alemanno ha risposto: “Si tratta di progetti che, per la loro attuazione, devono guardare ben oltre la durata di una ‘consiliatura’ e di una maggioranza e quindi, proprio come i progetti di riforma costituzionale, non possono essere pensati unilateralmente dalla maggioranza di turno. Bisogna invece raccogliere tutte le migliori intelligenze provenienti dalla società civile e tutte le competenze, per tentare un’analisi che sia scevra da preconcetti ideologici e da contrapposizioni di parte”. E ancora: ”Vale la pena tentare, senza riserve mentali, consapevoli dei gravi problemi che abbiamo di fronte e dell’importanza... di cancellare la parola declino dal futuro della nostra comunità”.
Sono molto, molto lontano dalle posizioni politiche del sindaco Alemanno, ma in questo caso sono assolutamente d’accordo con lui.
Le polemiche sulla partecipazione di Amato mi sono sembrate, oltre che strumentali, anzitutto stupide. C’è sempre, purtroppo, chi preferisce ripetere slogan anziché pensare, chi si chiude nei propri pregiudizi ideologici invece di guardare al bene del paese, chi vede ovunque complotti e accordi segreti e combatte ogni tentativo di guardare lontano. Questa incapacità, inutile negarlo, abita in tutti gli schieramenti. Sono in molti quelli che non sono disposti a cambiare, perchè non ne sono capaci. Per chiunque ami la propria città credo che l’idea di Alemanno sia da condividere e dove possibile anche da imitare.
3.
Da un sindaco all’altro.
La medaglia d’oro del torneo di spada Matteo Tagliarol è di Treviso. Subito dopo la sua vittoria olimpica, il sindaco di Treviso, il leghista Gobbo, ha dichiarato: ”Finalmente dovrà tacere chi è contrario all’uso delle armi”.
Commenti?
Per fare il sindaco non occorre essere intelligenti. Però aiuta.
4.
Antonio Di Pietro ha depositato la richiesta di referendum abrogativo per il “lodo Alfano-Schifani”, la legge che ha stabilito l’impunità per il Presidente del Consiglio e le grandi cariche dello Stato. Il Partito Democratico si è detto contrario all’iniziativa.
Marco Travaglio, sull’Espresso, critica duramente questa decisione del PD.
Primo: il PD dice: “la giustizia non si affronta con i referendum”. Vero, dice Travaglio, ma qui non si tratta di affrontare il grande tema “giustizia” nel suo complesso, ma di cancellare una singola legge, approvata in fretta e furia dalla destra, che tutta l’opposizione ha definito grave, sbagliata, indecente, una legge che in questo Parlamento, dati i rapporti di forza, nessun grande dibattito sulla giustizia riuscirebbe mai a cambiare, ma con un referendum si potrebbe abolire.
Secondo: il PD dice: “Se si perde il referendum, Berlusconi diventa davvero invincibile”. E’ un ragionamento gravemente sbagliato e miope, dice Travaglio, che aggiunge: “Più invincibile di così...”. E ricorda che durante la campagna elettorale il libro più letto dagli italiani che leggono è stato “La Casta”.
Un pacchetto referendario costruito su una giustizia uguale per tutti, dice Travaglio, “schiaccerebbe sulla difesa della Casta” una destra già in difficoltà per la crisi economica, e “mobiliterebbe un fronte trasversale di cittadini”. Sono d’accordo.
Terzo: il PD dice: “Non possiamo andare a rimorchio di Di Pietro, dobbiamo avere una nostra politica”. Vero anche questo. Ma qual’è questa politica?
Ho l’impressione che molti, dicendo “politica”, la confondano con la tattica politica, che è un’altra cosa, e temo che si parli molto di tattica politica ogni volta che non si ha una politica.
Sui rapporti tra il PD e di Pietro, in questi tre mesi, si sono visti equivoci paradossali e perfino comici. Di Pietro non perde occasione per rimarcare le sue differenze rispetto al PD, e questa, appunto, è una tattica. Tutti i giornali di Berlusconi, per tacere del suo cameriere Bonaiuti che lo ripete implacabilmente in tutti i telegiornali come un disco rotto, scrivono minacciosi che il PD non deve andare a rimorchio di Di Pietro. Se il solo problema della politica é diventato questo, non credo interessi a qualcuno, se non allo stesso Di Pietro, che infatti è in crescita nei sondaggi.
Il problema politico, invece, è questo: che cosa deve fare il PD mentre aspetta il grande dibattito sulla giustizia?
Adriano Sofri,per esempio, scrive che “un partito senza maggioranza può anche fare delle cose. Può andare per strada, battere i marciapiedi” perchè “si cambia vita facendo di necessità virtù. Questa combinazione è il cuore della buona politica”. E prosegue dicendo che uno dei compiti principali del Pd dovrebbe essere quello di indicare ai cittadini modelli di vita diversi. Per esempio, oggi “la maggiore età segna il passaggio dall’adolescenza all’automobilismo” ma “solo alcuni sindaci delle grandi città ”sembrano ritenere che il passaggio dall’homo automobilisticus all’homo sapiens sia realizzabile".
Veltroni risponde: abbiamo lanciato la campagna di firme contro la politica del governo. Certo, la priorità è quella dell’economia: aumentare i salari anche con la revisione delle aliquote, combattere il costo della vita e aumentare il potere d’acquisto di milioni di famiglie è sempre più drammaticamente urgente. Ma la maggioranza va inseguita e messa in difficoltà su tutti i grandi temi della vita comunitaria: questo è il compito dell’opposizione, il ruolo che gli elettori hanno assegnato al PD con le elezioni politiche. E’ il compito di lavorare per il cambiamento, rivolgendosi anzitutto a quelli che hanno scelto il centro-destra.
E’ davvero così sbagliato e sconsiderato pensare di fare appello al giudizio degli italiani circa uno dei pochi argomenti capaci di coinvolgere anche una buona parte di quelli che hanno votato per l’altra parte?
Quando il precedente governo Berlusconi nel 2006 provò a cambiare la seconda parte della Costituzione, fu sonoramente sconfitto. Con un referendum. Quale altro strumento può costringere all’angolo il capo del governo sulla questione giustizia, visto che finora, a colpi di prescrizioni ed a colpi di maggioranza, ne è uscito sempre da vincitore?
Se si vincesse questo referendum, per la destra intera sarebbe una Caporetto, ed allora anche quei pallidi ed afoni segnali di disagio mostrati da Lega ed AN nel votare il lodo Alfano potrebbero, forse, trovare un filo di voce per essere pronunciati.
Che cosa succederebbe se si perdesse?
Avremo scritto una pagina di quella “bella politica” spesso invocata da Veltroni nelle sue conferenze, una battaglia di civiltà, coinvolgendo tutte le persone perbene che credono ancora nella legalità e nella nostra civiltà giuridica. Ci saremo messi finalmente alla guida, e non a rimorchio, di chi crede alla politica come affermazione - ma come minimo come difesa - di grandi principi e valori condivisi.
Non saremo riusciti ad abolire una legge sbagliata, che comunque nessuno cancellerà mai fino a quando Berlusconi sarà al Governo. Infine, avremo dato un altro motivo a Bonaiuti, a Feltri, a Galli della Loggia, di ripetere che il PD va a rimorchio, ma tanto lo ripetono lo stesso, tutti i giorni, a tutte le ore.
Lo so bene che ci vuole pazienza, ma c’è ancora la libertà di parola, e vale per tutti.
Poscritto.
Ci sono stati diversi interventi, anche molto vivaci, sulla mia proposta di alleanza tra PD e liste civiche alle prossime amministrative. Mi fa piacere.
Osservo però quanto sia difficile discutere le opinioni evitando le polemiche personali tra chi le esprime. Prevedendolo, avevo scritto: “una delle manchevolezze peggiori della politica melzese consiste nella sua personalizzazione eccessiva, che ho sempre cercato di contrastare”.
C’è stato anche un intervento che mi ha accusato, in sostanza, di essere un provocatore. La mia impressione è che su questa strada non si vada lontano.
Qualche giorno fa ho ricordato una frase del cardinal Martini, “amare la parte avversa per amore di verità”. Spero vivamente che la discussione prosegua con toni diversi, e ringrazio in anticipo tutti quelli che cercheranno di farlo.
martedì 26 agosto 2008
martedì 5 agosto 2008
La Verità
UNO.
Il cardinal Martini, molto ammalato del morbo di Parkinson , ha dovuto lasciare la Palestina dove si era ritirato a studiare e viene curato vicino a Gallarate.
Sta uscendo il suo nuovo libro, “Colloqui notturni a Gerusalemme”. Le anticipazioni dicono che contenga riflessioni profonde e spesso “non allineate” sul dibattito contemporaneo, anche sull’accanimento terapeutico, sulla ricerca sugli ovociti, sull’omosessualità e perfino sull’ultimo libro di papa Ratzinger. Il suo medico, che purtroppo lo vede spesso, ha detto di lui che “è semplicemente un uomo che si azzarda a pensare”. Una frase che mi ha colpito molto.
Mi è venuto in mente che, da vescovo di Milano, Martini non piaceva a Comunione e Liberazione. Uno di loro, un mio amico, un giorno mi disse che “non era un pastore”,una frase che quel giorno mi colmò di silenziosa costernazione. Non sono credente perciò preferii non ribattere, ma pensavo: “Chi è il buon pastore? Secondo la parabola, non è quello che lascia le sue pecorelle che stanno al sicuro nell’ovile per andare nella notte a cercare l’unica che si è perduta nel bosco?”.
Uomo del dialogo, della riflessione rivolta alla comprensione degli altri, anzitutto di chi pensa diversamente da noi, si sa che per il suo lemma cardinalizio scelse la frase:
“Amare la parte avversa per amore della verità”.
E’ una frase meravigliosa. Contiene un suggerimento che nel mondo di oggi sembra scandaloso (amare la parte avversa) e il motivo migliore per farlo, ma insieme il più difficile da praticare, per credenti e laici, per politici, studiosi, scrittori, giornalisti, insegnanti. Anzi, sono due frasi scandalose unite in una sola, in questi tempi grami di “guerre contro il male”, di rinascita di tutti gli integralismi, di paure delle diversità e di cacce agli untori, di polemiche per “contrastare” le idee diverse e spesso anche chi le esprime.
A tutti noi il vecchio Cardinal Martini, appoggiandosi al suo bastone, ricorda: “Amare la parte avversa per amore della verità”. Molto più della celebre frase illuminista: “Non sono d’accordo con te, ma sono disposto a morire perchè tu possa esprimere la tua opinione”. Perchè in questa frase c’è più dell’idea di tolleranza, ed è l’idea di amore. Cercherò sempre di ricordarmelo.
DUE.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha voluto come sfondo per la sala stampa di Palazzo Chigi il bellissimo dipinto settecentesco del Tiepolo “La Verità' svelata dal Tempo”. Dal capolavoro del pittore veneto è però scomparso il seno nudo della giovane donna che rappresenta la Verità. Quel seno è stato ricoperto con un leggerissimo velo. Proprio come si faceva nel Medioevo.
Quando si è scoperta la cosa, ci sono stati vari commenti e polemiche. Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, ha detto: “Chi potrebbe mai offendersi di fronte alla Verità nuda del Tiepolo? Velarla è una sciocchezza assoluta. Lo lasci dire a chi dirige questi musei: qui dentro ci sono più nudi che in qualunque altro museo al mondo". Giancarlo Galan, Presidente della Regione Veneto, dello stesso partito del Presidente, ha dichiarato che "Palazzo Chigi ha ferito uno dei più grandi pittori della libertà" e chiede una "punizione esemplare" del colpevole.
Dottor Galan, ma come? Non lo sa che non è possibile? Il capo del governo non è punibile “per legge”, come egli stesso ha preteso e ottenuto.
Scherzi a parte, resta da capire chi davvero a Palazzo Chigi abbia voluto censurare la Verita'. Se il Capo del Governo in persona, o qualcuno dei suoi solerti collaboratori.
Resta soprattutto da capire perchè. C’è una strana vocetta che da qualche tempo mi sussurra all’orecchio una vecchia canzone di Caterina Caselli: “La verità mi fa male, lo so... la verità ti fa male, lo sai”.
Il cardinal Martini, molto ammalato del morbo di Parkinson , ha dovuto lasciare la Palestina dove si era ritirato a studiare e viene curato vicino a Gallarate.
Sta uscendo il suo nuovo libro, “Colloqui notturni a Gerusalemme”. Le anticipazioni dicono che contenga riflessioni profonde e spesso “non allineate” sul dibattito contemporaneo, anche sull’accanimento terapeutico, sulla ricerca sugli ovociti, sull’omosessualità e perfino sull’ultimo libro di papa Ratzinger. Il suo medico, che purtroppo lo vede spesso, ha detto di lui che “è semplicemente un uomo che si azzarda a pensare”. Una frase che mi ha colpito molto.
Mi è venuto in mente che, da vescovo di Milano, Martini non piaceva a Comunione e Liberazione. Uno di loro, un mio amico, un giorno mi disse che “non era un pastore”,una frase che quel giorno mi colmò di silenziosa costernazione. Non sono credente perciò preferii non ribattere, ma pensavo: “Chi è il buon pastore? Secondo la parabola, non è quello che lascia le sue pecorelle che stanno al sicuro nell’ovile per andare nella notte a cercare l’unica che si è perduta nel bosco?”.
Uomo del dialogo, della riflessione rivolta alla comprensione degli altri, anzitutto di chi pensa diversamente da noi, si sa che per il suo lemma cardinalizio scelse la frase:
“Amare la parte avversa per amore della verità”.
E’ una frase meravigliosa. Contiene un suggerimento che nel mondo di oggi sembra scandaloso (amare la parte avversa) e il motivo migliore per farlo, ma insieme il più difficile da praticare, per credenti e laici, per politici, studiosi, scrittori, giornalisti, insegnanti. Anzi, sono due frasi scandalose unite in una sola, in questi tempi grami di “guerre contro il male”, di rinascita di tutti gli integralismi, di paure delle diversità e di cacce agli untori, di polemiche per “contrastare” le idee diverse e spesso anche chi le esprime.
A tutti noi il vecchio Cardinal Martini, appoggiandosi al suo bastone, ricorda: “Amare la parte avversa per amore della verità”. Molto più della celebre frase illuminista: “Non sono d’accordo con te, ma sono disposto a morire perchè tu possa esprimere la tua opinione”. Perchè in questa frase c’è più dell’idea di tolleranza, ed è l’idea di amore. Cercherò sempre di ricordarmelo.
DUE.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha voluto come sfondo per la sala stampa di Palazzo Chigi il bellissimo dipinto settecentesco del Tiepolo “La Verità' svelata dal Tempo”. Dal capolavoro del pittore veneto è però scomparso il seno nudo della giovane donna che rappresenta la Verità. Quel seno è stato ricoperto con un leggerissimo velo. Proprio come si faceva nel Medioevo.
Quando si è scoperta la cosa, ci sono stati vari commenti e polemiche. Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, ha detto: “Chi potrebbe mai offendersi di fronte alla Verità nuda del Tiepolo? Velarla è una sciocchezza assoluta. Lo lasci dire a chi dirige questi musei: qui dentro ci sono più nudi che in qualunque altro museo al mondo". Giancarlo Galan, Presidente della Regione Veneto, dello stesso partito del Presidente, ha dichiarato che "Palazzo Chigi ha ferito uno dei più grandi pittori della libertà" e chiede una "punizione esemplare" del colpevole.
Dottor Galan, ma come? Non lo sa che non è possibile? Il capo del governo non è punibile “per legge”, come egli stesso ha preteso e ottenuto.
Scherzi a parte, resta da capire chi davvero a Palazzo Chigi abbia voluto censurare la Verita'. Se il Capo del Governo in persona, o qualcuno dei suoi solerti collaboratori.
Resta soprattutto da capire perchè. C’è una strana vocetta che da qualche tempo mi sussurra all’orecchio una vecchia canzone di Caterina Caselli: “La verità mi fa male, lo so... la verità ti fa male, lo sai”.
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