giovedì 11 dicembre 2008

Verso le elezioni amministrative. Domenica le primarie PD

Domenica prossima, 14 dicembre, il circolo melzese del Partito Democratico celebrerà le elezioni primarie per scegliere il proprio candidato sindaco.
Tutti e due i candidati hanno fatto parte fin dal principio del gruppo dei promotori del circolo melzese. Diverse, invece, le precedenti esperienze politiche, perchè Ernesto Sbolli è stato assessore alla cultura fino al 2004 e per un breve periodo anche segretario dei DS, mentre Giorgio Lotto proviene dalla Margherita. Hanno, entrambi, i titoli, l’esperienza e le capacità per rappresentare il PD a Melzo.
In attesa di conoscere il risultato, qui vorrei limitarmi ad alcune considerazioni sui diversi percorsi attraverso i quali le diverse liste melzesi stanno giungendo all’indicazione del proprio candidato sindaco in vista delle prossime amministrative, la cui data più probabile pare sia il mese di giugno del 2009.

La destra (che è costituita da una coalizione tra PDL e Lega) sta arrivando alla decisione attraverso accordi di partito, che dall'esterno danno l’impressione di essere lunghi e laboriosi, visto che tutti i nomi fatti nei mesi scorsi sembrano scartati, e l’annuncio dell’accordo ancora non c’è. Il candidato sindaco della destra, perciò, sarà chi andrà bene alle segreterie dei partiti che la compongono.
Scelta più democratica non sarà contemplata.

Le liste civiche hanno già il candidato, che è l’attuale vicesindaco Vittorio Perego.
Qui la scelta è avvenuta con un metodo che potremmo chiamare “misto”.
Prima si è consultato un buon numero di militanti (forse un centinaio, forse più) chiedendo ad ognuno di essi di indicare il nome preferito. Ne è emersa una graduatoria, nella quale (mi è stato detto) sei persone hanno ottenuto i consensi più significativi. Successivamente, un gruppo molto più ristretto di quello iniziale (non so da chi fosse composto, né il suo numero esatto) ha scelto, all’interno di quei sei candidati, il nome di Perego.
Posso fare, stante le informazioni molto parziali di cui dispongo, due ipotesi.
Se il candidato è stato scelto durante il congresso annuale delle liste, sappiamo da un comunicato ufficiale che al congresso c’erano 40 persone. Se invece il nome di Perego è emerso prima oppure dopo il congresso, è probabile che a sceglierlo siano stati in meno di 40. Altro non so dire.
La sola osservazione che mi viene in mente non è nuova per i lettori di queste pagine.
Nell’articolo uno dello Statuto delle liste civiche c’è una frase che, come ho già scritto ma volentieri ripeto, mi pare bellissima: "Scopo dell’associazione è quello di promuovere un laboratorio politico permanente ...per contribuire a qualificare le istituzioni democratiche...favorendo la partecipazione dei cittadini".
Ho scritto, e ripeto, che non conosco niente di più interessante ed innovativo, ma non conosco niente di più impegnativo.
Per scegliere il candidato sindaco, invece, questa grande ambizione partecipativa ha prodotto una scelta che, al momento delle decisioni, nella prima ipotesi è stata determinata da 40 persone, nella seconda ipotesi da un numero di melzesi inferiore. Mi sembra un esito molto deludente.

Il PD, infine, sceglierà il proprio candidato pubblicamente, chiamando a votare circa un migliaio di persone: 830 all’incirca sono i melzesi che saranno coinvolti perchè fanno parte dell’esercito di oltre 4 milioni di italiani che votarono alle primarie per Prodi, gli altri sono quelli che hanno partecipato alle votazioni del circolo di Melzo nel gennaio di quest’anno, e quelli che si sono accostati al PD in questi ultimi mesi; occorre aggiungere, infine, chi vorrà essere inserito nelle liste dei votanti domenica prossima, presentandosi direttamente alla sede del circolo in Piazza della Repubblica, dichiarando di aderire al PD e versando un euro per poter votare.
Gli elettori melzesi, lo ricordo, sono poco più di 13.000.
Si tratta, come si vede, della più vasta consultazione per un candidato sindaco mai svolta a Melzo, un esempio di partecipazione, trasparenza, democrazia.
Un buon modo per presentarsi all’elettorato con le carte in regola, per praticare la partecipazione invece di proclamarla in astratto, e per essere credibili quando ci si propone di governare questo comune.
Qualcuno ne conosce uno migliore?

sabato 6 dicembre 2008

Leggendo i gionali (2)

Dai giornali. 1. Poznam, Polonia.

Alla Conferenza mondiale sul clima in corso nella città polacca, l'Italia ha vinto il peggior premio che si possa ricevere. Si tratta del «Fossile del giorno», una onorificenza che rappresenta un “attestato di vergogna ambientale”.

Il «Fossile» è stato assegnato venerdì sera, nel corso di una cerimonia seguita da centinaia di delegati e giornalisti di tutto il mondo, punteggiata da cori di disapprovazione. Si tratta di uno stendardo raffigurante un dinosauro che sputa fuoco, simbolo dei Paesi che non sono capaci di affrancarsi dall'uso massiccio dei combustibili fossili. Istituito per la prima volta nel 1999, durante la conferenza mondiale sul clima di Bonn, il «Fossile del giorno» viene "conferito” ai Paesi che, secondo la giuria, si sono distinti per le loro azioni di disturbo, o addirittura di sabotaggio, al processo di miglioramento del clima. Il secondo posto ex aequo è andato a Giappone, Australia e Canada, il terzo alla Russia. La giuria è composta da diversi rappresentanti del Climate Action Network (CAN), la rete internazionale di oltre quattrocento associazioni non governative che partecipano ai lavori della conferenza.

Il ministro dell'ambiente italiano Stefania Prestigiacomo, in particolare, è accusata dai rappresentanti del CAN di sabotare il pacchetto su clima e energia in discussione alla UE, perchè dice che gli obiettivi del 20% entro il 2020 (riduzione delle emissioni, aumento dell' efficienza e delle rinnovabili) sono irrealistici e troppo costosi. «L'Italia è convinta di riuscire a minare alle basi la conferenza di Poznan con i suoi complotti” -si legge nella sferzante conclusione delle motivazioni- “tanto che i suoi ministri affermano che prima della prossima conferenza di Copenhagen tutti gli obiettivi dovranno essere ridefiniti”.

La CAN non è neppure aggiornata. Il governo Berlusconi, infatti, pochi giorni fa ha anche tagliato gli incentivi fiscali a suo tempo decisi dal governo Prodi a favore di chi investe per la propria abitazione in pannelli solari e altri strumenti per il risparmio energetico. La misura del governo in un primo tempo era perfino retroattiva, cioè avrebbe penalizzato anche chi quegli impianti li aveva già eseguiti nel corso del 2008; almeno su questo punto, viste le proteste, il governo ha fatto marcia indietro. Su tutto il resto, no.

Negli stessi giorni, il nuovo Presidente americano Barack Obama – Ricordate? Si tratta di quel “giovane abbronzato” al quale Berlusconi non farà mancare i suoi saggi consigli – ha lanciato un grande piano di riqualificazione ambientale che, nei suoi calcoli, creerà nuova occupazione per 2,5 milioni di suoi connazionali.

Dedicato a tutti quelli che hanno creduto alle misure “per salvare l’Italia”, due grandi sindacati compresi. Quando il Premier ripete la sua cantilena chiamata “Basta un po’ di ottimismo”, a me viene in mente un’altra canzoncina di quando ero più giovane: “Basta un poco di zucchero e la pillola va giù”.

Dai giornali. 2. Milano.

Al Consiglio Comunale di Milano è passato un emendamento di Forza Italia che fa salire a un metro quadrato l'indice di edificabilità su aree, poste nel semicentro, di circa 9 milioni di metri quadrati. Sono porzioni di territorio che il Piano regolatore del 1980 aveva vincolato a funzioni pubbliche per realizzare giardini, scuole, parcheggi, edifici pubblici, che non erano stati realizzati. La quota massima di 0,30 metri quadrati di costruito per metro quadrato di terreno, ora è stata elevata fino a 1 metro quadrato, obbligando però a riservare il 50 per cento a edilizia convenzionata agevolata.

Per la maggioranza: «È un’opportunità per riqualificare pezzi di città abbandonati pensando alle fasce più deboli». La destra che governa Milano vuole che la città nei prossimi vent’anni abbia 700mila abitanti in più, gli stessi che Milano ha perduto nei vent’anni passati.
Per il centro sinistra si tratta di un altro tassello nel piano di densificazione della giunta Moratti.

A Milano, oggi, si può camminare lungo intere vie del semicentro come in un deserto di cemento, perchè interi edifici che ospitavano uffici sono vuoti e abbandonati da diversi anni. E’ il triste residuo della “Milano da bere” degli anni Ottanta e Novanta, quando una marea di appartamenti, dai palazzi del centro alla media periferia, è stata trasformata in uffici, studi e sedi del terziario. Già nel 2006 gli uffici sfitti si calcolavano in quasi 900mila metri quadrati, ma la crisi finanziaria ed industriale che oggi divampa ha già fatto salire il totale, che crescerà ancora. Invece di porsi il problema del riuso di queste grandi aree a favore dell’edilizia convenzionata, la maggioranza di destra ha già messo in cantiere un’altra grande quantità di uffici, alberghi e spazi commerciali, nel quartiere Garibaldi come in Fiera, puntando su una richiesta di cui all’orizzonte non si vede alcuna traccia.
La vera necessità è quella che la città smetta di espandersi mangiando altro territorio, quella di tracciare – come dice la Provincia - una “linea verde” come confine per l´espansione urbana: un cerchio di aree agricole, verdi e a parco finalizzata a limitare per ragioni ambientali la crescita della città.

Lapidario il commento del famoso architetto Renzo Piano: "Strategia criminale”.

Dedicato a chi vuol provare ad immaginare che cosa farebbe la destra se vincesse anche a Melzo.


Dai giornali. 3.

Milano. Tanto verde e pochi fiori, niente candele ma fasci di luce. Ecco come il «Don Carlo» ha ispirato agli archetti Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini, per la tradizionale Cena di Gala offerta dal Comune di Milano dopo la prima della Scala della sera di Sant’Ambrogio.

I convitati saranno accolti da un'atmosfera lunare. Tavoli da 12 per circa 850 invitati, tovaglie color carta da zucchero, centrotavola a base di verde e bacche, piatti dei primi del Novecento, bianchi con filini dorati o neri e dorati.
L'elemento fondamentale è la luce che dovrà dare un effetto di freddo candore lunare al luogo, infondendo mistero e attesa. Gli ambienti interessati dall'evento sono il cortile centrale di Palazzo Marino, dove sarà collocato il tavolo a cui siederà il sindaco di Milano, il portico del piano terra, il loggione del primo piano e la Sala Alessi. In quest'ultima, che rimarrà chiusa al pubblico nel giorno di Sant'Ambrogio per permettere l'allestimento, rimarrà esposta «La conversione di Saulo» attribuita al Caravaggio, visibile agli ospiti al momento dell'ingresso ma coperta da una quinta al momento della cena, perché «essendo un quadro a soggetto sacro, mangiargli davanti potrebbe turbare qualcuno».

Menù della cena, affidato al ristorante «Da Vittorio» con gli chef Enrico e Roberto Cerea: spuma di fois gras, cannoncini farciti al pollo, antipasto di tartare di salmone affumicato marinato con crema acida e vinaigrette al cetriolo, cracker con scaglie di parmigiano, risotto alla milanese con zafferano afghano, dadolata di stinco di vitello con purea di patate e cuori di carciofo, torrone e panettone. I vini saranno curati dall'azienda Bellavista che ha scelto, per l'occasione, la vendemmia del 2004 della Franciacorta.

Costo della cena 350mila euro. Coperto dagli sponsor Eni, Bmw, American Express e Rolex.

Dedicato alle piccole e medie aziende in crisi, a chi ci lavora, a chi spera di conservare il posto, a tutti i precari, alle loro famiglie, a chi il posto lo ha già perduto.