Da due giorni le azioni e le obbligazioni Alitalia non esistono più.
La quotazione è stata revocata. Chi aveva le azioni non ha più nulla. Chi aveva le obbligazioni non ha più nulla.
In primavera, durante la campagna elettorale, ricordo che per alcuni giorni, in coincidenza con le dichiarazioni di Berlusconi che garantiva a tutti gli italiani (a mercati aperti) che avrebbe salvato Alitalia dalle mire degli stranieri, l’azione era salita molto, a volte anche del 20 per cento in poche ore, per arretrare nei giorni successivi. Alcuni risparmiatori, che prima non si fidavano, andavano in banca a comprare le Alitalia, che, tanto, era ormai sicuro che sarebbe stata salvata.
Prima dell’estate, il Presidente del Consiglio Berlusconi e il ministro dell' Economia Tremonti, in occasione dell’approvazione del decreto sulla liquidazione della “vecchia Alitalia”, la cosiddetta “bad company” che restava a carico dei contribuenti con tutti i suoi debiti - costo secco a carico degli italiani: circa 3 miliardi, elettori di Forza Italia compresi - dichiararono solennemente che «nessun risparmiatore ci rimetterà un euro». Tutti i giornali riportarono quelle solenni parole. Non le travisarono, e gli interessati non le smentirono.
Dal 4 giugno 2008 il titolo Alitalia fu sospeso dalle negoziazioni di borsa. «a tutela del mercato e per scongiurare il rischio di «eventuali speculazioni».Tanto, i buoi erano già scappati.
Da quel giorno chi aveva le azioni Alitalia non poteva più venderle, anche perdendoci. Restava, unica speranza, il ricordo delle solenni dichiarazioni di Berlusconi e Tremonti.
Qualcuno di questi risparmiatori, oggi, chiedendo in banca si è sentito dire: “Non ricorda i casi Cirio e Parmalat?».
Tra i possessori di obbligazioni Alitalia ci sono molti ex-dipendenti, che le ricevettero in pagamento di crediti vantati verso l’azienda.
Nei tempi passati il ministro Tremonti, a chi gli domandava di Antonio Fazio, allora Governatore della Banca d’Italia e considerato amico dei "furbetti del quartierino", ricordava di tenere sempre sulla scrivania, come monito, un barattolo di pomodori pelati.
Si ha notizia, infine, che i fondi statali destinati ai risarcimenti dei risparmiatori (soldi “nostri”, perché ricavati dal recupero dei «conti dormienti» presso gli istituti di credito) sono quasi finiti: dai 2 miliardi di euro iniziali erano già scesi a circa 800 milioni, e sono stati spesi per pagare le Social Card.
Quelle che non arrivano, o non si caricano, o non funzionano.
mercoledì 28 gennaio 2009
mercoledì 14 gennaio 2009
Parole e politica. La campagna elettorale è incominciata.
Pronti, via.
La campagna elettorale per le amministrative è iniziata.
La destra è ancora muta, visto che è ancora priva di un candidato. Il Pd ha diffuso due volantini critici verso la giunta, il primo perchè è stato approvato il bilancio senza alcuna assemblea cittadina, il secondo per denunciare le manchevolezze del Comune dopo le nevicate.
Lunedì invece un settimanale locale ha pubblicato un comunicato di tre esponenti delle liste civiche, Antonio Zagheni, Mario De Geri e Giovanni Brambilla, che contiene un pesante attacco al Pd e al suo candidato sindaco.
“Giorgio Lotto è la copia di Mario Barbaro” dicono i tre esponenti delle liste civiche, perchè “suo braccio destro, nonché uomo più fidato” e così proseguono: “La sua nomina a candidato sindaco è la logica continuazione del falso trasformismo del Pd che pur presentandosi come forza nuova rimane sempre legata a logiche e persone vecchie, in perfetta continuità con la gestione che ha portato la città al pieno decadimento”.
Ora, a parte l’uso poco ortodosso della lingua italiana (se un difetto è falso vuol dire che il difetto non c’è, quindi se il trasformismo del Pd é “falso” allora non c’è alcun trasformismo nel Pd) non c’è dubbio che siamo di fronte alla scelta di iniziare la campagna elettorale attraverso un duro attacco di carattere personale al più diretto avversario.
Quando si fa così, di solito, delle due l’una: o non si possiedono argomenti migliori, oppure si tratta – da parte dei firmatari – della scelta di una strategia. La prima ipotesi appare grave e anche sorprendente, visto che dopo aver governato cinque anni qualche buon argomento “in positivo” dovrebbe pur esserci; la seconda ipotesi è grave, irriflessiva e pericolosa, perchè se si incomincia con questi toni cinque mesi prima del voto, ci si chiede che cosa si dirà negli ultimi quindici giorni.
Ci si domanda dove sia finita la tanto reclamizzata “etica” delle liste civiche e la loro diversità rispetto ai partiti, se col primo atto della campagna elettorale si utilizza la tattica – orrenda, e mai abbastanza deprecata – di menare fendenti non verso le opinioni dell’avversario, ma direttamente rivolti contro la sua persona.
L’argomento utilizzato, inoltre, è davvero debole. Chi mi legge, sa che di recente ho osservato come Vittorio Perego sia diventato il candidato delle liste civiche per decisione interna, mentre Giorgio Lotto è stato eletto candidato sindaco del PD attraverso elezioni primarie, nelle quali ha ricevuto 202 voti: tutti uomini di Mario Barbaro? Via, come si fa a sostenerlo, e pensare di essere creduti? Bisogna difendere sempre la libertà di opinione di tutti, ma si dovrebbe almeno cercare di non essere ridicoli.
Io ho partecipato alle primarie e ho votato Lotto: sono anch’io un “uomo di Barbaro”, anzi, un suo “uomo fidato”? Sono forse anch’io un esempio, oppure una vittima inconsapevole, del “falso trasformismo” dei miei dirigenti? Voglio anch’io riportare Melzo alla sua “decadenza”? Per favore, fermiamoci qui. In un vecchio film Totò diceva: "Ma mi faccia il piacere...".
Forse, però, di fronte a dichiarazioni di questo genere non occorre cercare una logica politica, che palesemente non c’è. Le motivazioni, gli scopi, sono altri.
Proprio oggi i quotidiani danno notizia di un articolo scritto da Romano Prodi sul tema “Parole e politica”. Sembra fatto apposta per commentare le parole lette sulla “Gazzetta della Martesana”.
E’ un momento, questo, ragiona Prodi, nel quale "l’attacco diretto all'avversario" sembra non bastare più, perchè "si rivolgerebbe facilmente contro chi lo pronuncia”. Perciò si fa ricorso a “qualcosa di più complesso: uno screditamento generale dell'avversario e di tutto quello che gli sta attorno. Una demolizione progressiva della sua personalità, un feroce uso del ridicolo: il tutto possibilmente in modo obliquo".
Così Prodi commenta questi comportamenti:
“L'esasperazione del rapporto con l'opinione pubblica è pagante a breve, ma dannosa per la democrazia nel lungo periodo”.
“Ora il ragionamento a breve è dominante, ma i problemi si risolvono con una visione a lungo". E più avanti aggiunge. "Il processo di deterioramento sta procedendo in modo quasi inarrestabile e perciò sono necessarie ed urgenti importanti misure correttive. LA DEMOCRAZIA, PER FUNZIONARE, RICHIEDE UNA PRESENZA EQUILIBRATA DELLA PAROLA E DELL’ASCOLTO. QUESTO OBIETTIVO NON E’ PERO’ RAGGIUNGIBILE SENZA UN USO MISURATO ED EQUILIBRATO DEI MEDIA” (il maiuscolo è mio).
Nel "continuo inseguimento fra la parola ed il suo eco, l'elettore finisce con l'essere così stordito, da non capire più il significato delle parole stesse".
Risultato: si perde la "memoria" di cosa davvero la parola significhi” ed insieme anche “la coerenza che la fa efficace". E questa è “la vittoria della mistificazione"
"Senza equilibrio e senza misura - è la conclusione di Prodi - la parola non può arrivare né al cuore né al cervello. E se non vi arriva non dobbiamo stupirci se la democrazia si inaridisce”.
Non ho altro da aggiungere. Nelle liste civiche ci sono molte persone che rispetto ed ammiro, e che certamente hanno a cuore questi temi, perchè credono non soltanto alla concezione della democrazia cui si richiama Prodi, ma anzitutto alla sua pratica.
Spero che le loro voci si alzino e si facciano sentire, contribuendo a ristabilire un clima migliore e più utile.
La campagna elettorale per le amministrative è iniziata.
La destra è ancora muta, visto che è ancora priva di un candidato. Il Pd ha diffuso due volantini critici verso la giunta, il primo perchè è stato approvato il bilancio senza alcuna assemblea cittadina, il secondo per denunciare le manchevolezze del Comune dopo le nevicate.
Lunedì invece un settimanale locale ha pubblicato un comunicato di tre esponenti delle liste civiche, Antonio Zagheni, Mario De Geri e Giovanni Brambilla, che contiene un pesante attacco al Pd e al suo candidato sindaco.
“Giorgio Lotto è la copia di Mario Barbaro” dicono i tre esponenti delle liste civiche, perchè “suo braccio destro, nonché uomo più fidato” e così proseguono: “La sua nomina a candidato sindaco è la logica continuazione del falso trasformismo del Pd che pur presentandosi come forza nuova rimane sempre legata a logiche e persone vecchie, in perfetta continuità con la gestione che ha portato la città al pieno decadimento”.
Ora, a parte l’uso poco ortodosso della lingua italiana (se un difetto è falso vuol dire che il difetto non c’è, quindi se il trasformismo del Pd é “falso” allora non c’è alcun trasformismo nel Pd) non c’è dubbio che siamo di fronte alla scelta di iniziare la campagna elettorale attraverso un duro attacco di carattere personale al più diretto avversario.
Quando si fa così, di solito, delle due l’una: o non si possiedono argomenti migliori, oppure si tratta – da parte dei firmatari – della scelta di una strategia. La prima ipotesi appare grave e anche sorprendente, visto che dopo aver governato cinque anni qualche buon argomento “in positivo” dovrebbe pur esserci; la seconda ipotesi è grave, irriflessiva e pericolosa, perchè se si incomincia con questi toni cinque mesi prima del voto, ci si chiede che cosa si dirà negli ultimi quindici giorni.
Ci si domanda dove sia finita la tanto reclamizzata “etica” delle liste civiche e la loro diversità rispetto ai partiti, se col primo atto della campagna elettorale si utilizza la tattica – orrenda, e mai abbastanza deprecata – di menare fendenti non verso le opinioni dell’avversario, ma direttamente rivolti contro la sua persona.
L’argomento utilizzato, inoltre, è davvero debole. Chi mi legge, sa che di recente ho osservato come Vittorio Perego sia diventato il candidato delle liste civiche per decisione interna, mentre Giorgio Lotto è stato eletto candidato sindaco del PD attraverso elezioni primarie, nelle quali ha ricevuto 202 voti: tutti uomini di Mario Barbaro? Via, come si fa a sostenerlo, e pensare di essere creduti? Bisogna difendere sempre la libertà di opinione di tutti, ma si dovrebbe almeno cercare di non essere ridicoli.
Io ho partecipato alle primarie e ho votato Lotto: sono anch’io un “uomo di Barbaro”, anzi, un suo “uomo fidato”? Sono forse anch’io un esempio, oppure una vittima inconsapevole, del “falso trasformismo” dei miei dirigenti? Voglio anch’io riportare Melzo alla sua “decadenza”? Per favore, fermiamoci qui. In un vecchio film Totò diceva: "Ma mi faccia il piacere...".
Forse, però, di fronte a dichiarazioni di questo genere non occorre cercare una logica politica, che palesemente non c’è. Le motivazioni, gli scopi, sono altri.
Proprio oggi i quotidiani danno notizia di un articolo scritto da Romano Prodi sul tema “Parole e politica”. Sembra fatto apposta per commentare le parole lette sulla “Gazzetta della Martesana”.
E’ un momento, questo, ragiona Prodi, nel quale "l’attacco diretto all'avversario" sembra non bastare più, perchè "si rivolgerebbe facilmente contro chi lo pronuncia”. Perciò si fa ricorso a “qualcosa di più complesso: uno screditamento generale dell'avversario e di tutto quello che gli sta attorno. Una demolizione progressiva della sua personalità, un feroce uso del ridicolo: il tutto possibilmente in modo obliquo".
Così Prodi commenta questi comportamenti:
“L'esasperazione del rapporto con l'opinione pubblica è pagante a breve, ma dannosa per la democrazia nel lungo periodo”.
“Ora il ragionamento a breve è dominante, ma i problemi si risolvono con una visione a lungo". E più avanti aggiunge. "Il processo di deterioramento sta procedendo in modo quasi inarrestabile e perciò sono necessarie ed urgenti importanti misure correttive. LA DEMOCRAZIA, PER FUNZIONARE, RICHIEDE UNA PRESENZA EQUILIBRATA DELLA PAROLA E DELL’ASCOLTO. QUESTO OBIETTIVO NON E’ PERO’ RAGGIUNGIBILE SENZA UN USO MISURATO ED EQUILIBRATO DEI MEDIA” (il maiuscolo è mio).
Nel "continuo inseguimento fra la parola ed il suo eco, l'elettore finisce con l'essere così stordito, da non capire più il significato delle parole stesse".
Risultato: si perde la "memoria" di cosa davvero la parola significhi” ed insieme anche “la coerenza che la fa efficace". E questa è “la vittoria della mistificazione"
"Senza equilibrio e senza misura - è la conclusione di Prodi - la parola non può arrivare né al cuore né al cervello. E se non vi arriva non dobbiamo stupirci se la democrazia si inaridisce”.
Non ho altro da aggiungere. Nelle liste civiche ci sono molte persone che rispetto ed ammiro, e che certamente hanno a cuore questi temi, perchè credono non soltanto alla concezione della democrazia cui si richiama Prodi, ma anzitutto alla sua pratica.
Spero che le loro voci si alzino e si facciano sentire, contribuendo a ristabilire un clima migliore e più utile.
domenica 4 gennaio 2009
La Chiesa, il mondo
Mi accade spesso, da qualche tempo, di non essere d’accordo col Vaticano.
Accade a molti, ma di solito si preferisce applaudire il Vaticano ed il Papa quando dicono ciò che anche noi pensiamo, e fare finta di niente quando dicono qualcosa che disapproviamo. In aperto dissenso con questa forma di opportunismo, e siccome in questo stesso blog, in passato, ho riferito e approvato le prese di posizione di “Famiglia Cristiana” contro il governo, questa volta parlerò di tre o quattro argomenti, ricavati dalle cronache più recenti, che mi hanno disturbato o indignato, e pazienza se non saranno giudizi prudenti, né silenzi opportuni.
Le reazioni vaticane di fronte alle dichiarazioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, su quanto poco è stato fatto dalla Chiesa per denunciare e per opporsi alle leggi razziali fasciste, mi sono sembrate sbagliate, poco comprensibili e spropositate.
E’ stato tutto un affannarsi a giustificare, producendo testimonianze di cattolici che si opposero a quelle leggi e salvarono molti ebrei, a rivelare dichiarazioni papali poco conosciute (appunto) e vecchi articoli di giornali.
Una sola domanda: se non fossero esistite le gravi mancanze ed i gravi silenzi della Chiesa nei confronti degli ebrei e della loro persecuzione, perché mai due grandi papi moderni, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, si sono sentiti in dovere di pronunciare nei confronti del popolo ebraico parole di pentimento e di riparazione?
Perché Fini, che è politico accorto e Presidente della Camera, e conosce bene la diplomazia istituzionale, abbia voluto dire ciò che ha detto prevedendo il tumulto che ne sarebbe seguito, non so e poco m’importa; è probabile che la sua decisione dipendesse da qualcuna delle sotterranee polemiche che talvolta nascono nella destra e dalla sua volontà di “smarcarsi”, come di dice, dal Presidente del Consiglio e dalla sua corte, ma non mi sembra dubbio che – documenti storici alla mano – le sue affermazioni non fossero né campate in aria, né inedite.
Le reazioni vaticane, invece, sono molto più comprensibili se proviamo a inquadrarle all’interno di quella che sembra l’attuale concezione delle gerarchie romane circa i rapporti tra Chiesa e Stato, tra Chiesa e società, tra Chiesa e politica.
La Chiesa si sente in diritto di giudicare, ma senza essere giudicata, e di condannare, ma senza essere condannata.
Più si rinforza e si estende l´abitudine vaticana di interferire anche duramente con la politica, meno il Vaticano accetta giudizi, che considera interferenze, sul proprio operato.
L’esempio forse più clamoroso é di pochi giorni fa, con le accuse di “statolatria” rivolte al governo spagnolo, che ha deciso – autonomamente e legittimamente deciso – di introdurre nelle scuole pubbliche la nuova materia chiamata «Educazione alla cittadinanza».
“La questione” - ha commentato monsignor Angelo Amato, attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ex segretario della Dottrina della Fede, ed “amico personale di Papa Ratzinger” – “é che in tutta Europa ... lo Stato entra sempre più nella vita personale di ognuno: obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d'istruzione ma d'indottrinamento”.
Mi dicono che l’espressione “statolatria” (questa coincidenza è davvero curiosa) apparve per la prima volta nel 1931 nella “Dottrina del Fascismo” di Giovanni Gentile, con un saggio firmato in prima persona da Mussolini; il termine veniva ripreso nel mese di giugno dello stesso anno nell'enciclica “Non abbiamo bisogno” di papa Pio XI, dove però si criticava proprio il fascismo perchè stava sviluppando una “statolatria”, cioè una “ideologia pagana dello Stato”. La Statolatria perciò, se capisco bene, sarebbe una sorta di “culto dello Stato” analogo all'idolatria, perché crede che in questi casi il fine “materiale’ dell’affermazione dello Stato venga prima di ogni altro interesse ed aspirazione umana.
Sembra di capire che lo Stato spagnolo secondo il Vaticano si macchi di statolatria perchè vuole togliere il crocefisso dalle aule scolastiche, ed inoltre perchè intende accentuare in tutte le scuole l’insegnamento dell’educazione civica. Ma c’è un’altra notizia insieme interessante e preoccupante, e questa riguarda il nostro Paese: pochi giorni fa, lo Stato Vaticano ha fatto sapere che d’ora in avanti le leggi dello Stato italiano non verranno più recepite automaticamente (come avviene regolarmente dal giorno in cui si firmò il Concordato) ma saranno vagliate una ad una, per evitare di dare il via libera anche a quelle sgradite.
Anche in questo caso, formalmente non ci sarebbe niente da eccepire, ma è curioso l’episodio accaduto in occasione dell’ultima manovra economica del nostro governo: quando il ministro Tremonti (che ha tagliato otto miliardi di euro alla scuola pubblica senza che il Vaticano dicesse nulla) ha deciso una diminuzione di finanziamenti alle scuole private, le vibrate proteste vaticane hanno fatto fare retromarcia al ministro nel giro di un’ora, proprio mentre il governo ignorava le manifestazioni di centinaia di migliaia di studenti, ricercatori e docenti della scuola pubblica, rifiutandosi di cambiare i propri provvedimenti.
Ricordo, infine, il fatto che mi sembra di gran lunga il più grave.
In 86 paesi l'omosessualità è reato. Le norme in vigore servono anche per torturare, reprimere, arrestare arbitrariamente gli omosessuali. Sette Paesi prevedono per l’omosessualità la pena di morte. Le impiccagioni di omosessuali nei paesi islamici, benché sempre negate, proseguono. Non esistono dati certi, ma si ritiene che gli omosessuali giustiziati negli ultimi trent'anni in Iran siano circa 4.000.
Ora l’ONU è posto di fronte alla proposta di Rama Yade di depenalizzazione universale della omosessualità. La Yade, responsabile dei diritti umani del governo francese, ha l'appoggio del suo governo e dei 27 paesi della UE. Per chi intende sostenere la richiesta, l’indirizzo internet é questo: http://firmiamo.it/decriminalizzazionedellomosessualita. Tra i Paesi che si sono dichiarati contrari alla proposta c’è l’Iran, naturalmente, dove il 5 dicembre è stato giustiziato un ragazzo di 21 anni perché sorpreso ad avere rapporti con un coetaneo. Ma c’è anche il Vaticano, che attraverso l'osservatore permanente all'Onu, monsignor Migliore, si è dichiarato contrario all'iniziativa, con questa motivazione: "gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni''. Sembra di capire che secondo il Vaticano il rimedio sarebbe peggiore del male; che cioè il Vaticano consideri impiccagioni, torture e arresti di omosessuali un “male minore” rispetto all’eventualità di mettere in discussione, ancora più di quanto già non avvenga, il diritto degli Stati di ribadire l’inammissibilità dell’omosessualità. Non mi intendo di teologia e non pretendo di discutere l’autorità morale della Chiesa cattolica e del papa, ma questo mi sembra un tipico modo di sbagliare del Vaticano odierno. Si vuole sostenere un principio ma in realtà si pretende di imporlo. Mi chiedo, sommessamente e semplicemente, questo: se un certo comportamento va considerato un peccato, perchè mai un peccato deve essere anche un reato?
Il mio punto di vista è, inevitabilmente, laico. Ma non sono certo il solo, tra le molte persone di buona volontà (non importa se credenti oppure no) a preoccuparmi di fronte alla determinazione degna di miglior causa che molte voci ufficiali della Chiesa romana dimostrano, sempre più spesso, nella dura condanna di ogni opinione e di ogni manifestazione difforme dalla propria integrale visione spirituale e morale.
Da quando c’è il nuovo pontefice, nella Chiesa ufficiale sembra sempre più diffondersi una sorta di panico ideologico, tanto più aggressivo quanto più spaventato, di fronte a tutti quegli aspetti della vita sociale che in qualche modo alle gerarchie vaticane sembrano dimenticare o negare certe regole, specie se sessuali, che Michele Serra (un altro laico a volte malpensante come il sottoscritto) definisce “la vera ossessione clericale di questo scorcio d´epoca”.
Preme al Vaticano opporsi in ogni occasione (intendiamoci: è suo diritto) a quella che considera la mania modernista dei “diritti”, frutto di visioni “relativiste” che considera errate oltre che sfascia-famiglie, ma arrivare a stabilire un legame causa-effetto tra la salvezza degli omosessuali dalla lapidazione e il “matrimonio tra persone dello stesso sesso” è davvero impressionante, perchè antepone – brutalmente antepone - la propria ossessione dogmatica al più sacro ed elementare diritto alla vita dei “peccatori” che vengono perseguitati.
“Viene da pensare” conclude Michele Serra nell’articolo già ricordato “che il dovere di salvare la vita della persona, secondo la visione del rappresentante della Santa Sede, venga comunque dopo la Morale e dopo la Famiglia. Come se Morale e Famiglia non fossero al servizio della persona”.
Rincara la dose, sulla Stampa, Gian Enrico Rusconi: “Sono anni che ci confrontiamo su questi temi. Invano. Non si dialoga più. Si contrappongono posizioni sempre più intransigenti. Contrapponendosi all’iniziativa dell’Unione Europea, il Vaticano ribadisce ancora una volta la sua contrarietà all’orientamento laico dell’Europa, ovviamente diffamato come laicista. Non è chiaro dove porterà questa strategia. Nel caso della depenalizzazione dell’omosessualità, la linea vaticana smentisce esperienze drammatiche e ben meditate interne allo stesso mondo cattolico. Verosimilmente non interpreta neppure i convincimenti di milioni e milioni di sinceri credenti. Perché si adotti oggi questa strategia non è chiaro. Evidentemente il sesso e una certa idea di famiglia contano di più delle riflessioni della fede”.
Scrive Umberto Eco:
Quando una qualsiasi autorità religiosa, di qualsiasi confessione, si pronuncia su problemi che concernono i princìpi dell'etica naturale, i laici debbono riconoscerle questo diritto: possono consentire o non consentire sulla sua posizione, ma non hanno nessuna ragione per contestarle il diritto di esprimerla, anche se si esprime come critica al modo di vivere del non credente. I laici hanno ragione di reagire in un solo caso: quando una confessione tenda a imporre ai non credenti (o ai credenti di altra fede) dei comportamenti che le leggi dello Stato o della loro religione non proibiscono, o a proibirne altri che le leggi dello Stato o della loro religione invece consentono”.
Scrive il Papa. "Il ventunesimo secolo sta mostrando con sempre maggiore chiarezza la necessità di forgiare la vita personale, familiare e sociale in accordo a quei valori irrinunciabili che esaltano la persona e tutta la comunità", e fra questi rientra "l'adozione di misure a favore dei genitori che li aiutino nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose, come pure la promozione della gioventù".
Scrive invece il cardinal Martini nel suo ultimo libro:
"La Chiesa parla molto di peccato, a volte troppo. Da Gesù può imparare che è meglio incoraggiare gli uomini e stimolarli a lottare contro il peccato del mondo. Con 'peccato del mondo' la Bibbia non si riferisce solo alle nostre colpe personali bensì a tutte le ingiustizie e ai pesi che ereditiamo. Gesù ci chiama a collaborare alla guarigione laddove l'ordine divino del mondo è stato violato”.
"Io voglio una Chiesa aperta, porte aperte alla gioventù, alle donne, una Chiesa che guardi lontano. Io confido nella radicalità della parola di Gesù, nella buona novella che Gesù vuole portare".
"La giustizia è l'attributo fondamentale di Dio. Nel giudizio universale Gesù formula come criterio di distinzione tra il bene e il male la giustizia, l'impegno a favore dei piccoli, degli affamati, degli ignudi, dei carcerati, degli infermi. Il giusto lotta contro le disuguaglianze sociali".
Accade a molti, ma di solito si preferisce applaudire il Vaticano ed il Papa quando dicono ciò che anche noi pensiamo, e fare finta di niente quando dicono qualcosa che disapproviamo. In aperto dissenso con questa forma di opportunismo, e siccome in questo stesso blog, in passato, ho riferito e approvato le prese di posizione di “Famiglia Cristiana” contro il governo, questa volta parlerò di tre o quattro argomenti, ricavati dalle cronache più recenti, che mi hanno disturbato o indignato, e pazienza se non saranno giudizi prudenti, né silenzi opportuni.
Le reazioni vaticane di fronte alle dichiarazioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, su quanto poco è stato fatto dalla Chiesa per denunciare e per opporsi alle leggi razziali fasciste, mi sono sembrate sbagliate, poco comprensibili e spropositate.
E’ stato tutto un affannarsi a giustificare, producendo testimonianze di cattolici che si opposero a quelle leggi e salvarono molti ebrei, a rivelare dichiarazioni papali poco conosciute (appunto) e vecchi articoli di giornali.
Una sola domanda: se non fossero esistite le gravi mancanze ed i gravi silenzi della Chiesa nei confronti degli ebrei e della loro persecuzione, perché mai due grandi papi moderni, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, si sono sentiti in dovere di pronunciare nei confronti del popolo ebraico parole di pentimento e di riparazione?
Perché Fini, che è politico accorto e Presidente della Camera, e conosce bene la diplomazia istituzionale, abbia voluto dire ciò che ha detto prevedendo il tumulto che ne sarebbe seguito, non so e poco m’importa; è probabile che la sua decisione dipendesse da qualcuna delle sotterranee polemiche che talvolta nascono nella destra e dalla sua volontà di “smarcarsi”, come di dice, dal Presidente del Consiglio e dalla sua corte, ma non mi sembra dubbio che – documenti storici alla mano – le sue affermazioni non fossero né campate in aria, né inedite.
Le reazioni vaticane, invece, sono molto più comprensibili se proviamo a inquadrarle all’interno di quella che sembra l’attuale concezione delle gerarchie romane circa i rapporti tra Chiesa e Stato, tra Chiesa e società, tra Chiesa e politica.
La Chiesa si sente in diritto di giudicare, ma senza essere giudicata, e di condannare, ma senza essere condannata.
Più si rinforza e si estende l´abitudine vaticana di interferire anche duramente con la politica, meno il Vaticano accetta giudizi, che considera interferenze, sul proprio operato.
L’esempio forse più clamoroso é di pochi giorni fa, con le accuse di “statolatria” rivolte al governo spagnolo, che ha deciso – autonomamente e legittimamente deciso – di introdurre nelle scuole pubbliche la nuova materia chiamata «Educazione alla cittadinanza».
“La questione” - ha commentato monsignor Angelo Amato, attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ex segretario della Dottrina della Fede, ed “amico personale di Papa Ratzinger” – “é che in tutta Europa ... lo Stato entra sempre più nella vita personale di ognuno: obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d'istruzione ma d'indottrinamento”.
Mi dicono che l’espressione “statolatria” (questa coincidenza è davvero curiosa) apparve per la prima volta nel 1931 nella “Dottrina del Fascismo” di Giovanni Gentile, con un saggio firmato in prima persona da Mussolini; il termine veniva ripreso nel mese di giugno dello stesso anno nell'enciclica “Non abbiamo bisogno” di papa Pio XI, dove però si criticava proprio il fascismo perchè stava sviluppando una “statolatria”, cioè una “ideologia pagana dello Stato”. La Statolatria perciò, se capisco bene, sarebbe una sorta di “culto dello Stato” analogo all'idolatria, perché crede che in questi casi il fine “materiale’ dell’affermazione dello Stato venga prima di ogni altro interesse ed aspirazione umana.
Sembra di capire che lo Stato spagnolo secondo il Vaticano si macchi di statolatria perchè vuole togliere il crocefisso dalle aule scolastiche, ed inoltre perchè intende accentuare in tutte le scuole l’insegnamento dell’educazione civica. Ma c’è un’altra notizia insieme interessante e preoccupante, e questa riguarda il nostro Paese: pochi giorni fa, lo Stato Vaticano ha fatto sapere che d’ora in avanti le leggi dello Stato italiano non verranno più recepite automaticamente (come avviene regolarmente dal giorno in cui si firmò il Concordato) ma saranno vagliate una ad una, per evitare di dare il via libera anche a quelle sgradite.
Anche in questo caso, formalmente non ci sarebbe niente da eccepire, ma è curioso l’episodio accaduto in occasione dell’ultima manovra economica del nostro governo: quando il ministro Tremonti (che ha tagliato otto miliardi di euro alla scuola pubblica senza che il Vaticano dicesse nulla) ha deciso una diminuzione di finanziamenti alle scuole private, le vibrate proteste vaticane hanno fatto fare retromarcia al ministro nel giro di un’ora, proprio mentre il governo ignorava le manifestazioni di centinaia di migliaia di studenti, ricercatori e docenti della scuola pubblica, rifiutandosi di cambiare i propri provvedimenti.
Ricordo, infine, il fatto che mi sembra di gran lunga il più grave.
In 86 paesi l'omosessualità è reato. Le norme in vigore servono anche per torturare, reprimere, arrestare arbitrariamente gli omosessuali. Sette Paesi prevedono per l’omosessualità la pena di morte. Le impiccagioni di omosessuali nei paesi islamici, benché sempre negate, proseguono. Non esistono dati certi, ma si ritiene che gli omosessuali giustiziati negli ultimi trent'anni in Iran siano circa 4.000.
Ora l’ONU è posto di fronte alla proposta di Rama Yade di depenalizzazione universale della omosessualità. La Yade, responsabile dei diritti umani del governo francese, ha l'appoggio del suo governo e dei 27 paesi della UE. Per chi intende sostenere la richiesta, l’indirizzo internet é questo: http://firmiamo.it/decriminalizzazionedellomosessualita. Tra i Paesi che si sono dichiarati contrari alla proposta c’è l’Iran, naturalmente, dove il 5 dicembre è stato giustiziato un ragazzo di 21 anni perché sorpreso ad avere rapporti con un coetaneo. Ma c’è anche il Vaticano, che attraverso l'osservatore permanente all'Onu, monsignor Migliore, si è dichiarato contrario all'iniziativa, con questa motivazione: "gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni''. Sembra di capire che secondo il Vaticano il rimedio sarebbe peggiore del male; che cioè il Vaticano consideri impiccagioni, torture e arresti di omosessuali un “male minore” rispetto all’eventualità di mettere in discussione, ancora più di quanto già non avvenga, il diritto degli Stati di ribadire l’inammissibilità dell’omosessualità. Non mi intendo di teologia e non pretendo di discutere l’autorità morale della Chiesa cattolica e del papa, ma questo mi sembra un tipico modo di sbagliare del Vaticano odierno. Si vuole sostenere un principio ma in realtà si pretende di imporlo. Mi chiedo, sommessamente e semplicemente, questo: se un certo comportamento va considerato un peccato, perchè mai un peccato deve essere anche un reato?
Il mio punto di vista è, inevitabilmente, laico. Ma non sono certo il solo, tra le molte persone di buona volontà (non importa se credenti oppure no) a preoccuparmi di fronte alla determinazione degna di miglior causa che molte voci ufficiali della Chiesa romana dimostrano, sempre più spesso, nella dura condanna di ogni opinione e di ogni manifestazione difforme dalla propria integrale visione spirituale e morale.
Da quando c’è il nuovo pontefice, nella Chiesa ufficiale sembra sempre più diffondersi una sorta di panico ideologico, tanto più aggressivo quanto più spaventato, di fronte a tutti quegli aspetti della vita sociale che in qualche modo alle gerarchie vaticane sembrano dimenticare o negare certe regole, specie se sessuali, che Michele Serra (un altro laico a volte malpensante come il sottoscritto) definisce “la vera ossessione clericale di questo scorcio d´epoca”.
Preme al Vaticano opporsi in ogni occasione (intendiamoci: è suo diritto) a quella che considera la mania modernista dei “diritti”, frutto di visioni “relativiste” che considera errate oltre che sfascia-famiglie, ma arrivare a stabilire un legame causa-effetto tra la salvezza degli omosessuali dalla lapidazione e il “matrimonio tra persone dello stesso sesso” è davvero impressionante, perchè antepone – brutalmente antepone - la propria ossessione dogmatica al più sacro ed elementare diritto alla vita dei “peccatori” che vengono perseguitati.
“Viene da pensare” conclude Michele Serra nell’articolo già ricordato “che il dovere di salvare la vita della persona, secondo la visione del rappresentante della Santa Sede, venga comunque dopo la Morale e dopo la Famiglia. Come se Morale e Famiglia non fossero al servizio della persona”.
Rincara la dose, sulla Stampa, Gian Enrico Rusconi: “Sono anni che ci confrontiamo su questi temi. Invano. Non si dialoga più. Si contrappongono posizioni sempre più intransigenti. Contrapponendosi all’iniziativa dell’Unione Europea, il Vaticano ribadisce ancora una volta la sua contrarietà all’orientamento laico dell’Europa, ovviamente diffamato come laicista. Non è chiaro dove porterà questa strategia. Nel caso della depenalizzazione dell’omosessualità, la linea vaticana smentisce esperienze drammatiche e ben meditate interne allo stesso mondo cattolico. Verosimilmente non interpreta neppure i convincimenti di milioni e milioni di sinceri credenti. Perché si adotti oggi questa strategia non è chiaro. Evidentemente il sesso e una certa idea di famiglia contano di più delle riflessioni della fede”.
Scrive Umberto Eco:
Quando una qualsiasi autorità religiosa, di qualsiasi confessione, si pronuncia su problemi che concernono i princìpi dell'etica naturale, i laici debbono riconoscerle questo diritto: possono consentire o non consentire sulla sua posizione, ma non hanno nessuna ragione per contestarle il diritto di esprimerla, anche se si esprime come critica al modo di vivere del non credente. I laici hanno ragione di reagire in un solo caso: quando una confessione tenda a imporre ai non credenti (o ai credenti di altra fede) dei comportamenti che le leggi dello Stato o della loro religione non proibiscono, o a proibirne altri che le leggi dello Stato o della loro religione invece consentono”.
Scrive il Papa. "Il ventunesimo secolo sta mostrando con sempre maggiore chiarezza la necessità di forgiare la vita personale, familiare e sociale in accordo a quei valori irrinunciabili che esaltano la persona e tutta la comunità", e fra questi rientra "l'adozione di misure a favore dei genitori che li aiutino nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose, come pure la promozione della gioventù".
Scrive invece il cardinal Martini nel suo ultimo libro:
"La Chiesa parla molto di peccato, a volte troppo. Da Gesù può imparare che è meglio incoraggiare gli uomini e stimolarli a lottare contro il peccato del mondo. Con 'peccato del mondo' la Bibbia non si riferisce solo alle nostre colpe personali bensì a tutte le ingiustizie e ai pesi che ereditiamo. Gesù ci chiama a collaborare alla guarigione laddove l'ordine divino del mondo è stato violato”.
"Io voglio una Chiesa aperta, porte aperte alla gioventù, alle donne, una Chiesa che guardi lontano. Io confido nella radicalità della parola di Gesù, nella buona novella che Gesù vuole portare".
"La giustizia è l'attributo fondamentale di Dio. Nel giudizio universale Gesù formula come criterio di distinzione tra il bene e il male la giustizia, l'impegno a favore dei piccoli, degli affamati, degli ignudi, dei carcerati, degli infermi. Il giusto lotta contro le disuguaglianze sociali".
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