venerdì 28 agosto 2009

L'undicesima notizia

Avevo pubblicato da poco una selezione di notizie ferragostane, quando è arrivata subito l’undicesima, la più clamorosa, quella che sarebbe davvero incredibile se non fosse vera.
Il Capo del Governo ha querelato il quotidiano La Repubblica e il suo gruppo editoriale per avre pubblicato giornalmente le sue “Dieci domande” rivolte al premier in relazione ai suoi noti comportamenti “privati” e per un altro articolo, nel quale si riferivano i commenti di molti giornali stranieri alla stessa vicenda. Nell’articolo, tutto basato su citazioni testuali e virgolettate degli articoli della stampa estera, venivano citati tra l’altro il Nouvel Observateur ("Sesso, potere e menzogne") The Indipendent ("Libidine geriatrica") Le Figaro ed altri.

Non era mai accaduto in una nazione occidentale che un Presidente del Consiglio, invece di rispondere alle domande dell'opinione pubblica, che i giornali rappresentano, denunciasse chi gliele rivolge. Ma nella denuncia di Berlusconi c’è molto di più: la pretesa che gli italiani non vengano a sapere che cosa si scrive oltre i confini, come se fosse possibile, come se non vivessimo nel ventunesimo secolo dopo Cristo, come se Internet non esistesse, mentre lo stesso capo del governo controlla in prima persona la grande maggioranza dei quotidiani e delle televisioni, determina nomine e destituzioni dei direttori, attacca ogni manifestazione di dissenso, e tutto questo dopo aver fatto approvare una legge che gli garantisce l’impunità per ogni atto compiuto.

Mi sembra del tutto evidente che il vero fine della denuncia non risieda nella speranza di vincere la causa, visto che sulla materia le leggi non ancora abolite sono piuttosto chiare, ma in una gravissima azione di intimidazione a futura memoria nei confronti della stampa libera, per far sapere senza infingimenti che il potere non intende più tollerare chi non è complice ed allineato.

Scrivo questa nota subito dopo avere appreso la notizia e senza avere letto reazioni e commenti: aggiungo che almeno in questa circostanza queste prese di posizione, o la loro mancanza, ci diranno davvero chi sta dalla parte della libertà di stampa e di opinione, garantite dalla Costituzione, e chi sta contro o non fa niente per difenderle.

Quanto alla sentenza della magistratura, quando arriverà, mi pare evidente che sulla base del nostro ordinamento potrà solo rigettare la richiesta del querelante: significherà anche affermare che viviamo in un paese ancora libero, nonostante tutto. Il caso opposto corrisponderebbe alla certificazione che siamo sprofondati nel regime, dove comanda un Partito delle Libertà che si occupa solo della propria.

mercoledì 26 agosto 2009

Dieci notizie

Per chi, appena tornato dalle ferie, scoprisse di essersi distratto, ho compilato un puzzle dell’agosto italiano in dieci tessere.

Uno. Un barcone gremito di eritrei che ha vagato per venti giorni alla deriva, e che nel frattempo era stato avvistato da parecchie navi, non è stato soccorso da nessuno. Risultati: a) 73 morti, si presume; b) 5 sopravvissuti, subito denunciati per reato di immigrazione clandestina. Ecco alcune reazioni alla notizia:
L’Avvenire, giornale dei vescovi italiani: "L'Occidente a occhi chiusi non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei”. E ancora: “Nessuna politica di controllo dell'immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino. In mare si soccorre”. E ancora: "Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei sotto il nazismo ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalistarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione”.
Il ministro dell’interno Maroni: "Nessuna richiesta di soccorso, dal gommone che trasportava i cinque eritrei, è pervenuta alle autorità italiane prima di quella che ha consentito l'intervento del pattugliatore della Guardia di finanza, né l'imbarcazione è stata mai avvistata dai numerosi servizi di pattugliamento che quotidianamente si svolgono nell'area".
Il ministro Umberto Bossi: “I vescovi sbagliano. Incomincino loro ad ospitarli”.
Dario Franceschini, segretario del PD: "Qui non e' piu' problema di destra o di sinistra, di politiche diverse nei confronti dell'immigrazione clandestina. Qui siamo di fronte ad una tragedia annunciata, causata da norme immorali e ingiuste. Il governo sta facendo scelte macchiate di xenofobia e di razzismo: non si puo' perdere la capacita' di indignarsi di fronte all'orrore”.
Non si conoscono dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Forse era impegnato.

Due. Sulla pagina ufficiale di Facebook della Lega Nord c’è stato per diversi giorni un gioco chiamato “Rimbalza il clandestino”. Regole semplici: far sparire con un clic le barche con gli immigrati a bordo. Vince chi riesce a rimandare indietro più extracomunitari. Si ricevono punti per ogni imbarcazione colpita. Perde chi non riesce a far sparire abbastanza barconi. In questo caso si riceve il classico messaggio di "game over", accompagnato da un invito a ritentare la fortuna: "Prova ancora. Vedrai che la prossima volta riuscirai a dimostrare di essere un vero leghista".
Il responsabile del sito è uno dei figli di Bossi, quello che hanno bocciato due volte agli esami di maturità, e che ha fatto ricorso, ma è stato bocciato anche dopo aver vinto il ricorso. Si vede.

Tre. Kartika, una modella, è stata condannata in Malaysia alla pena di sette frustate per avere bevuto in pubblico una birra. “Sono pronta a subire la punizione, perché so di avere sbagliato” ha commentato. A completare la pena anche una multa di 5mila ringgit, circa 1.100 euro. ”Spero che i giovani imparino dal mio caso” ha concluso. La sentenza sarà eseguita solo al termine del ramadan, prima di allora giudici ed esecutori devono pregare.

Quattro. Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, braccio economico di Comunione e Liberazione,interrogato sugli scandali che riguardano il capo del governo in occasione dell’apertura del meeting annuale di Rimini ha dichiarato: “La coerenza personale non è il criterio esclusivo per valutare chi governa”. Ed ha aggiunto: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Giorgio Vittadini, suo predecessore, ha detto: “Negli ultimi 15 anni la discussione sui problemi personali ha portato via molto più tempo di quella su un governo che governi”.
Amen, fine della discussione. E quella su “come” un governo governa? (mi permetto di domandare).

Cinque. Il deputato europeo Mario Borghezio, della Lega Nord, ha lanciato la proposta di una commissione d’inchiesta del Parlamento europeo sugli Ufo. Attenti, oggi non è il primo aprile, la notizia è vera. Leggo che lo stesso Borghezio partecipa alla trasmissione di Radio Padania dedicata agli avvistamenti, e che scrive di questo argomento su riviste specializzate dedicate agli alieni. Ora, io non so se Borghezio sia favorevole o contrario, ma l’insieme delle notizie fanno pensare che l’onorevole creda alla loro esistenza e se ne preoccupi: non si propone un’inchiesta su ciò che non esiste. E allora credo di avere capito: come spesso gli accade, Borghezio è più avanti. Mentre in questo caldo agosto qualche comunista di preoccupa ancora della sorte di ottanta eritrei lasicati a crepare in mare, e mentre i suoi stessi colleghi della Lega eletti nel Parlamento Italiano combattono dure battaglie per preservare l’identità italiana e le sue radici cristiane, lui, Borghezio, è già proiettato verso una questione molto più importante: come fermare le astronavi degli alieni clandestini quando invaderanno le nostre coste e perfino la piana di Pontida, senza nemmeno dire “Telefono, casa”.

Sei. Questa notizia è di luglio, ma qualcuno si può essere distratto anche il mese scorso. Nel corso della prima convocazione del Consiglio Comunale di Melzo sono stati eletti il Presidente e il Vicepresidente del Consiglio stesso. Alla carica principale è stata eletta, a maggioranza e con l’astensione delle minoranze, la signora Valentina Francapi, alla quale rivolgo i migliori auguri. Vicepresidente è stato eletto, all’unanimità, il giovane consigliere della Lega Nord. All’unanimità, sottolineo. Per concorrere a questo voto favorevole, un vero e proprio plebiscito, i dodici consiglieri delle liste civiche hanno avuto bisogno di richiedere cinque minuti di sospensione, per consultarsi in merito alla proposta avanzata dal gruppo Pdl. Per dare il proprio voto favorevole, invece, i tre consiglieri del Pd non hanno avuto bisogno di alcun consulto.

Sette. Trascrivo in parte un pezzo di Michele Serra sulla riforma della scuola.
“Simbolo di questa riforma saranno i nuovi computer con schermo di lavagna, identici a quelli normali ma senza tastiera: si scrive col gessetto. Pesano trentotto chili però sono molto convenienti, la cava di ardesia che ha vinto l’appalto si è impegnata a fornire il cancellino di pezza. Improbabile a tempi brevi l’introduzione dei più moderni computer a calamaio, più costosi e con il difetto di un forte scricchiolìo del pennino sullo schermo. Per ottimizzare il tempo si comincerà a studiare già sullo scuolabus. La nuova figura professionale dell’autista-tutor (due ruoli, uno stipendio) reciterà l’Eneide scandendo la difficile metrica latina con il clacson. Cambia anche la vecchia figura del bidello: anziché con la tradizionale formula “ragazzi non fate casino”, il bidello-tutor accoglierà le scolaresche sottolineando le istanze metivazionali della giornata e promuovendo un corretto planning delle attività didattiche. Qualche polemica sulle ore d’inglese: sono state ridotte da cinque a una sola, ma il ministero garantisce le altre quattro a pagamento, a bordo di un charter che atterra a Londra e riparte subito dopo. Sullo stesso modello, saranno differenziati l’orario di base, gratuito, e quello executive, a pagamento. Nell’orario di base le lezioni prevedono banchi, sedie e una cartina dell’Europa che penzola lacera dalla parete. Per avere anche l’insegnante si deve passare alla tariffa executive. La palestra con la spalliera svedese e le pertiche sarà sostituita da moderne gym-room con sauna, cyclette e solarium, basta pagare un abbonamento ad American Contourella e uscire dalla scuola. Nuove materie. Soprattutto informatica, con il biennio dedicato allo studio del bottone on-off”.
PS: in verità Serra ha scritto questo articolo nel 2002, subito dopo l’approvazione della precedente riforma Moratti, ma sembra oggi.

Otto. La signorina Graziana Capone - nota alle cronache anche come "la Angelina Jolie di Bari" – amica del signor Tarantini e del premier Silvio Berlusconi, ha dichiarato a un giornale di essere innamorata del Capo del Governo, e che “il Presidente, come Gesù, dice “Lasciate che i fanciulli vengano a me'". Ha precisato di essere lei, e non altre, la sua favorita: "Nel posto più vicino al cuore, alle sue cene, lui vuole me". Forse perché, aggiunge "somiglio a Veronica Lario. Magari sarò io la nuova Veronica". Poi spiega: "Quello col presidente è un rapporto assiduo, ci sentiamo moltissimo al telefono". Segue ulteriore citazione religiosa: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra". Quanto al futuro, dice che non le spiacerebbe una nomina a ministro. Ma può anche darsi che finirà a fare, cito dall'intervista, "l'attrice, il magistrato o l'avvocato".
Dopo l’uscita di Novella 2000 nelle edicole, la signorina ha rilasciato un comunicato attraverso il suo addetto stampa: " Mai ho pronunciato alcuna delle frasi riportate, né mi sono paragonata o proposta a sostituire Veronica Lario. Nè mai, ovviamente, ho paragonato il presidente Berlusconi a Gesù. Le mie dichiarazioni sono state ampiamente travisate.”. Dimostrando che frequenta davvero il Capo del Governo, ed impara.

Nove. La signora D’Addario, invece, ha detto che se il premier tramite l’avvocato Ghedini continuerà a definirla una bugiarda, lo denuncerà. HA detto: “Per difendere la mia onorabilità”.
Povera patria, cantava Battiato per una serie di buone ragioni. Ora ne possiamo aggiungere un’altra: siamo l’unica nazione al mondo nella quale una “escort” (si dice così, adesso) vuole difendere la propria onorabilità nei confronti del Presidente del Consiglio.

Dieci. James Lovelock, il celebre scienziato ecologista inventore di “Gaia”, ha compiuto 90 anni. Intervistato ha detto cose interessanti. Per esempio: “Basta andare su Google e dare un’occhiata ai livelli degli oceani. Sono il termometro della Terra. I livelli crescono di tre millimetri all’anno. Sembra niente, ma sono un segnale evidente per due motivi: l’espansione delle acque dovuta alle temperature e l’aggiunta di acque dovuta allo scioglimento dei ghiacci”. E ancora: “Il ricorso all’energia nucleare è inevitabile, perché rappresenta una soluzione veloce, tutte le altre sono più lente. Costruire una centrale richiede quattro o cinque anni, Non si può chiedere alla gente di rinunciare alla macchina, per molti è l’unico mezzo per andare al lavoro, e per riorganizzare il sistema dei trasporti ci vorrebbero molti anni”. Ma ancora: “Non tutti però hanno bisogno del nucleare. Gli Usa per esempio possono ricavare molta più energia sfruttando il sole dei deserti. E l’Italia: nel vostro paese il solare sarebbe la scelta migliore, e siete ancora più fortunati perché avete un ottimo potenziale anche per l’energia geotermica. In Italia non c’è bisogno di nucleare come in altri paesi, decisamente più popolati e con meno alternative”.

Post scriptum.
Dieci notizie, ma non scelte a caso. Se a qualcuno non piacesse l’ordine di presentazione può sostituirlo con uno diverso. Purtroppo, temo che il risultato non cambi. Voi siete andati al mare, ai monti, in viaggio, io invece sono rimasto qui. Come avete constatato, però, leggendo che cosa accade nel mondo mi sono proprio divertito.

venerdì 21 agosto 2009

Per Fernanda Pivano

Se ne è andata Fernanda Pivano, e con lei un altro pezzetto della giovinezza di chi ha suppergiù la mia età ed ha amato scrittori e libri che lei traduceva, ma anche molto di più. Fernanda era amica di quegli scrittori, li andava a cercare in giro per il mondo, li adorava, ci raccontava la loro vita e ce li faceva adorare. C’è un suo libro, Amici scrittori, che raccoglie molti di questi incontri nel corso di tutta la vita, che ho letto chi sa quante volte, prima tutto intero e poi qualche pagina per volta, consultandolo quando avevo appena finito di leggere il libro di qualcuno e subito mi andavo a cercare dove e quando Fernanda l’avesse incontrato, che cosa avesse detto e fatto con lui. Certe pagine le so quasi a memoria, quelle su Kerouac e Ginsberg, ma anche “Alice B. Toklas e Greta Garbo” (una rosa è una rosa è una rosa) il meraviglioso “Bob Dylan a San Francisco, 1965” e molti altri. C’è una frase pronunciata da Hemingway scoprendo che Fernanda era astemia (“Figlia, questa di non bere non me la dovevi fare”) che porto con me come citazione imprescindibile.
Negli ultimi anni, come accade talvolta ai vecchi, si era lasciata andare a parecchi giudizi che non potevo condividere (Baricco per esempio, ma anche Jovanotti) non tanto per il merito (anche a me piacciono) ma per l’eccessività. Non si trattava di semplici esagerazioni, come quella ormai celebre su Fabrizio De Andrè massimo poeta italiano del Novecento: non è vero che le si perdonava tutto per ciò che era stata, ma perché, alla sua bella età, continuava a vivere la passione di farci amare chi lei amava. Non facciamo tutti così, forse? Ma lei era più brava. Sapeva che leggere è l'attività più felice del mondo (beh, insieme ad altre due o tre) ma solo quando si è capaci di amare le parole che si stanno leggendo come si ama un'innamorata, un amico, una speranza, una cosa ben fatta, una musica, un pezzo di pane e un bicchiere di vino.
Il comune di Milano andrà al funerale con il gonfalone, ed ha già istituito un Premio annuale riservato ai traduttori, che inizierà l’anno prossimo. Tutto bene, ma ricordo che qualche anno fa Fernanda fece sapere di custodire a casa sua alcune migliaia di libri, molti dei quali in prima edizione autografata, ed una raccolta niente male di lettere scambiate con i maggiori artisti del secolo: non era più in grado di garantire l’ordinata conservazione di quel patrimonio, che invadeva tutti i suoi locali, e intendeva regalarlo a una istituzione pubblica che potesse garantire l’accesso e lo studio ai giovani della sua città e del mondo. Il comune rispose di non avere il posto adatto, e probabilmente pensò che un simile impegno costava troppo.

Ciao Fernanda, può darsi che ci si veda, prima o poi.

NOTA: Come gli accade spesso, Alessandro Carrera ha scritto un articolo molto bello sull’argomento. Lui fa anche il traduttore, e sa cosa dice. E’ uscito oggi sul quotidiano Europa. Lo trascrivo di seguito.



Nanda e l'eros che abbaglia. Ricordo della Pivano e della sua storia d'amore con la letteratura Usa


Quando mi ha raggiunto la notizia della morte di Fernanda Pivano avevo sulla scrivania un dvd che mi è arrivato qualche mese fa. È la registrazione di Dormono tutti sulla collina, uno spettacolo ispirato a Non al denaro, non all’amore né al cielo, l’album di canzoni di Fabrizio De Andrè basato sull’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Fernanda Pivano ne fu la prima traduttrice, in circostanze ormai leggendarie, nel lontanissimo 1943. Quella piccola Divina commedia della provincia americana, in cui la morte dona ai personaggi la sincerità della parola che da vivi non potevano permettersi, avrebbe avuto in Italia un destino straordinario, superiore a quello che le avrebbe riservato la sua terra d’origine.
In America Masters è un piccolo classico, ma è anche ampiamente storicizzato.
Non così in Italia, dove ha continuato a vivere di vita propria grazie a Fernanda Pivano e a De Andrè, che lei conobbe quando il cantautore decise di adattare una scelta di quelle poesie alla forma della canzone.
In Dormono tutti sulla collina, realizzato da Trento spettacoli, la scena è occupata da tre musicisti e da un’attrice, la brava Maura Pettorusso che è anche autrice del testo. È rievocato l’incontro di Fernanda Pivano con i testi di Masters, e la parabola straordinaria che questi testi hanno seguito, ma nello spettacolo c’è di più. Vedere una giovane attrice interpretare Fernanda Pivano in scena ci ricorda che “Nanda” è sempre stata con noi, al punto che ci eravamo dimenticati che una volta era appunto una ragazza di vent’anni che grazie ai suoi maestri, Pavese soprattutto, aveva scoperto la letteratura come solo a vent’anni la si può scoprire, e dietro la letteratura, insieme alla letteratura, un intero continente popolato di personaggi straordinari e lontanissimi, per lo più, dalla figura tradizionale del letterato di casa nostra. Vediamo Maura Pettorusso muoversi sulla scena lentamente e pensosamente, cercando di teatralizzare (cosa difficilissima) un lavorio mentale, le riflessioni e i sentimenti che guidano la giovane traduttrice verso i testi che segneranno l’inizio della sua storia d’amore con la letteratura americana.
Che una traduzione, questo lavoro spesso così sottovalutato dagli stessi scrittori e lettori che ne beneficiano, possa aver acquisito un tale fascino con il passare del tempo, ha del miracoloso, ma è appunto una “prima radice” d’amore quella che scorgiamo al di sotto dei versi di Masters resi in italiano. Fernanda Pivano, per tutta la sua vita, non ha fatto altro che testimoniare questa semplice verità: che senza un innamoramento per la parola e per il mondo che sta oltre la parola, la letteratura non vive e non sopravvive.
Non c’è filologia, non c’è storiografia, non c’è prospettiva critica che tengano. Tutte queste cose vengono dopo, se vengono. Ma se non c’è éros all’inizio dell’avventura letteraria, alla fine non ci sarà nemmeno un lógos.
Accadde una volta a Fernanda Pivano di magnificare i versi della canzone Se ti tagliassero a pezzetti come prova della superiorità di Fabrizio De Andrè su ogni altro poeta italiano del Novecento, ignorando completamente che il testo di quella canzone è tutto di Massimo Bubola, mentre solo la musica è di De Andrè. Ma Eros è un dio che abbaglia. Il rifiuto radicale e programmato di ogni distanza critica dagli scrittori e dai musicisti da lei amati è ciò che rende gli scritti di Fernanda Pivano affascinanti anche quando sono irritanti, indispensabili anche quando sono insopportabili, come può essere insopportabile un’amica che ti racconta sempre tutto, o ti racconta sempre le stesse cose, ma finisce che le vuoi bene ancora di più perché sai che dietro l’aneddoto, la cronaca dell’incontro, la posa commovente di chi ti ripete «Pensa a me, piccola me, in mezzo a tutti quei grandi» sta una determinazione inflessibile e un lavoro durato tutta la vita. Non ha veramente importanza che le traduzioni da Edgar Lee Masters non fossero esenti da difetti. Non lo sono nemmeno quelle dei traduttori (tre, se non vado errato) che dopo di lei hanno affrontato lo stesso testo. A tutt’oggi, non esiste ancora una traduzione italiana del tutto soddisfacente dell’Antologia di Spoon River.
È ovvio che sia così, la traduzione è un lavoro infinito e dev’essere ripreso a ogni generazione. Ma il nuovo traduttore non sempre scaccia l’antico. Fernanda Pivano aveva lavorato ai suoi tempi in condizioni “eroiche” che ci rendono preziosi anche certi vecchi difetti. Io sono tra coloro, e non siamo pochi, che hanno sgranato gli occhi e fatto un salto sulla sedia leggendo per la prima volta Urlo di Ginsberg nella traduzione della Pivano, pubblicata nell’antologia Juke-Box all’idrogeno del 1971. In quel caso Fernanda aveva avuto la fortuna di poter consultare direttamente l’autore, e credo che quella traduzione resista ancora magnificamente.
Ne sono apparse altre. Saranno forse più precise, ma io non potrei cambiare il Ginsberg di Fernanda Pivano con quello di nessun altro.