Ieri circa duemila sindaci di comuni italiani hanno vietato i botti di capodanno, antica tradizione italiana che ogni anno miete vittime, spesso innocenti. Questa notte, secondo le prime notizie, si sono contati un uomo morto e quattro bambini feriti a Roma, un altro morto a Napoli, e si dice di oltre seicento feriti in tutta Italia - a Palermo un bambino ha perso una mano e rischia di perdere un occhio, eccetera. La notte di festa insomma ha lasciato la consueta scia di tragedie, ma almeno un quarto dei comuni italiani ha rotto la tradizione. Il nostro comune, da quanto ho sentito a mezzanotte, non ha ritenuto di aderire a questa nuova e positiva tendenza al divieto.
Stavo pensando, questa mattina, mentre attraversavo un parchetto pubblico con qualche decina di confezioni vuote di petardi abbandonate nell’erba, che il nostro comune non aderisce mai, che mi risulti, anche alle iniziative dei sindaci del milanese che ogni tanto bloccano il traffico per abbassare l’inquinamento. Si tratta di provvedimenti che molti ritengono inutili, e comunque sono diversamente valutati e giudicati, lo so benissimo e qui non intendo discutere né i pro né i contro.
Osservo, soltanto, che il nostro comune difficilmente aderisce a qualcosa che, in qualche modo, a proposito di questioni comunque rilevanti, intenda comunque rappresentare un segno di svolta, di novità, di cambiamento. Melzo, in genere, sta sempre con chi non aderisce, con chi non c’è, con quelli che pensano che, tanto, a che cosa serve?
Ricordo che partecipando a un’assemblea pubblica che riguardava il progetto della nuova tangenziale, anzi i cambiamenti peggiorativi al progetto, il nostro Sindaco pronunciò più o meno queste parole: “Se pensassi che la scelta di oppormi potesse servire a qualcosa, lo avrei fatto, ma...”.
Ecco, viviamo in un comune del ma. Certo, ho sentito, sono perfettamente al corrente, anzi ci ho pensato anch’io. Ma...
Per non sbagliare ci asteniamo sempre o quasi sempre. Mi ritorna sempre in mente in modo irresistibile, in questi casi, quella vecchia e celebre frase: Laissez faire, laissez passer (lasciate fare, lasciate passare). Viene considerata l’emblema, per così dire, della teoria liberista, secondo la quale non bisogna mai limitare, in nessun campo, l’azione del singolo da parte dello Stato. Anni fa, Andreotti rese celebre una sua personale interpretazione dello stesso atteggiamento: la maggior parte dei problemi, disse, se tu non fai assolutamente nulla, si risolvono da soli.
Quanto a me, si sa che appartengo a un’esigua minoranza di bastian contrari, per giunta capricorni, che hanno una memoria d’elefante e che, tra l’altro, si ricordano del primo articolo dello statuto delle liste civiche, scritto tanti anni fa oramai, tanto che parecchie persone tra quanti vi aderiscono devono averlo serenamente dimenticato. E talvolta, come può accadere in una uggiosa mattina di capodanno come questa, mi domando: ma con quella voglia di sperimentare, di provarci a cambiare, questo presente che cosa c’entra? Come direbbe Di Pietro: ma che c'azzecca?
C’è sempre un ma, come si vede. Siamo un comune del ma.
Laissez faire, laissez passer.
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